Categorie: Design

Profumi d’archistar: Frank Gehry disegna i flaconi dei nuovi Les Extraits di Louis Vuitton

di - 6 Ottobre 2021

Dare corpo, cioè una articolata struttura fisica e visiva, a un profumo, un elemento che proprio sull’inafferrabilità gioca parte del suo fascino, è una impresa sfidante. Per questo, quasi al pari delle stesse essenze, rimangono iconiche anche le boccette. E quando per la loro creazione viene chiamato in causa un architetto, anzi, un archistar, allora vuol dire che pensa in grande. Frank Gehry e Louis Vuitton rinnovano il loro sodalizio e, dopo il progetto per l’avveniristico museo parigino della omonima fondazione inaugurato nel 2014, presentano una nuova collezione di profumi, Les Extraits.

Fondazione Luis Vuitton, Parigi

Il grande architetto, nato nel 1929, epigono della corrente decostruttivista e autore di alcuni dei progetti più iconici dell’ultimo secolo, come il Museo Guggenheim di Bilbao e la Walt Disney Concert Hall di Los Angeles, si è occupato del design dei flaconi. Nelle sue architetture, Gehry non risparmia soluzioni ardite e monumentali, ricche di volumi sfumati e danzanti ma che provengono da una complessa e meticolosa progettazione. I piccoli flaconi di vetro presentano una struttura minimale, con linee morbide e slanciate. La firma stilistica, però, è il tappo in alluminio increspato, dai riflessi argentati e vibranti, come fiamme agitate dal vento, a evocare in maniera la forma indefinibile ma presente e caratterizzante di un profumo di alta qualità. «La forma accartocciata rappresenta la felicità: è ciò che mi è piaciuto di questa essenza», ha spiegato Gehry.

«Frank crea luoghi che hanno uno spirito e suscitano una varietà di emozioni in chiunque vi entri», ha affermato Jacques Cavallier Belletrud, ammiratore di Gehry e naso di Louis Vuitton dal 2012. «È nel modo in cui la luce attraversa i suoi edifici. Assisti a qualcosa di permanente e solido ma anche inaspettatamente commovente. Poche persone possono costruire così», ha continuato Belletrud, sintetizzando bene il concetto. Anche perché Les Extraits, cioè estratto, è un termine specifico nel settore: si riferisce alla più alta concentrazione di fragranze disponibile. Belletrud ha formulato gli estratti presso Les Fontaines Parfumées, il think tank di profumi di Vuitton a Grasse, la capitale francese del profumo, sulla Costa Azzurra, tra le colline a nord di Cannes.

Per Les Extraits, Belletrud ha utilizzato ingredienti naturali provenienti da ogni angolo del pianeta. Il gelsomino grandiflorum è stato estratto con un metodo a bassa temperatura per preservarne gli aspetti più sfuggenti. Tra gli elementi, anche il bergamotto calabrese, i papaveri del Perù e l’oud, cioè l’olio dal legno di agar, del Bangladesh.

«Quelle forme di vetro curvo e la tecnica che ha usato per realizzarle erano così eccezionali», così Cavallier Belletrud descrive la sua prima visita al museo della Fondazione Vuitton a Parigi. «Un giorno creerò un profumo come questo edificio», ricorda il profumiere. Sei anni dopo, i due si sono ritrovati e, via Zoom – visto che nel frattempo c’è stata una pandemia – hanno collaborato a distanza a questa nuova creazione in sinergia via etere, tra la concretezza dell’architettura e le sfumatura di un’essenza.

I flaconi di Les Extraits, i cui nomi sono in inglese, come Dancing blossom, Cosmic cloud, Rapsody, Symphony e Stellar times, saranno in vendita nei negozi di Louis Vuitton a partire dal 7 ottobre, in edizione limitata. Solo su richiesta il bauletto monogrammato disegnato da Gehry, che contiene tutte le cinque fragranze.

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