L’obiettivo per la Lego è diventare interamente plastic free entro il 2030. Il primo passo sono i prototipi di mattoncini bianchi Lego in plastica P riciclata da bottiglie d’acqua, appena presentati al pubblico. Ogni bottiglia di plastica da un litro fornisce materiale per circa dieci mattoncini “4 per 2”. Anche se questa prima evoluzione è uno step fondamentale nel perseguire l’obiettivo, la strada è ancora lunga. Il prototipo di mattoncino è il risultato di tre anni di prove, effettuate con 250 varianti di materiali e una particolare attenzione a possibili additivi per garantire maggiore forza alle componenti. Infatti, la nuova tipologia deve soddisfare le stesse proprietà fisiche di resistenza e durabilità garantite dai mattoncini classici, oggi realizzati in gran parte con plastica Abs.
La Lego stessa ha ammesso che ci vorrà ancora tempo prima che questi nuovi mattoncini riciclati possano essere messi in commercio, per ora tutta gli sforzi si concentrano in laboratorio nel tentativo di trasformare i prototipi in una produzione pilota. La difficoltà maggiore è rappresentata dalla colorazione dei blocchetti, non ancora possibile in maniera ecosostenibile.
Tim Brooks, vice presidente Lego e responsabile della questione ambientale nella società, ha dichiarato al Guardian che «Gli esperimenti sono un importante passaggio nel processo di apprendimento e innovazione. Come i bambini che giocano con i mattoncini, montandoli e smontandoli, noi in laboratorio facciamo lo stesso». Brook ha inoltre spiegato che «La più grande sfida nel nostro viaggio attraverso la sostenibilità è ripensare e innovare nuovi materiali che siano durevoli, forti e di alta qualità come quelli già esistenti, adatti con gli elementi Lego realizzati negli ultimi 60 anni. Con questo prototipo possiamo dimostrare i progressi compiuti». Proprio per questo motivo, Lego ha investito 400 milioni di dollari dal 2019 fino al 2022 per migliorare la propria sostenibilità. Per perseguire l’obiettivo, al lavoro ci sono correntemente oltre 150 persone, compresi scienziati dei materiali e ingegneri.
Molto spesso vicina all’arte, come nel caso delle riproduzioni dei capolavori della storia dell’arte in mattoncini, non è la prima volta che la Lego dimostra interesse anche verso l’ecosostenibilità: oltre all’investimento di 400 milioni e la ricerca di nuovi materiali riciclati, la società danese ha già annunciato la volontà di rimuovere la plastica monouso dalle scatole entro il 2025. Inoltre, dal 2018 le parti flessibili delle costruzioni sono realizzate in biopolietilene ricavato da canna di zucchero coltivata in modo sostenibile. Come se non bastasse, il suo consumo di energia è al 100% gestito da energie rinnovabili. Lego è in definitiva un colosso che vuole stare al passo con i tempi e porsi come pioniere della rinnovabilità nella produzione industriale, soprattutto dopo i grandi ricavi che l’hanno visto protagonista nel 2020, nonostante la pandemia. Milioni di persone, costrette a rimanere in casa a causa del Covid-19 hanno scelto i giocattoli Lego come compagni delle loro giornate, facendo registrare all’azienda un ricavo annuo nel 2020 in crescita del 13% e un utile netto di 1,33 miliardi di dollari.
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