Da che tipo di esperienze e formazione nasce la vostra associazione?
Marta Motterlini: Entrambe ci occupiamo da anni di didattica dell’arte. Io laureata in Architettura, dopo un Master in Museologia ad Amsterdam, ho fatto esperienza nella sezione didattica del van Gogh Museum di Amsterdam e il Louisiana Museum di Copenhagen. In Italia invece ho lavorato a Rovereto al MART e a Milano nello spazio Art’èragazzi, dove ho conosciuto Antonella.
Antonella Orlando: Io invece, dopo la laurea in Conservazione dei Beni Culturali, ho lavorato presso il Dipartimento Didattico della Galleria d’Arte Moderna di Bologna e nella sezione didattica Art’èRagazzi. Pane arte e marmellata è nata dunque dalla nostra passione per i musei, l’arte e i bambini.
Perché la scelta di uno spazio così off?
Quando la galleria Ta Matete di Milano, dove lavoravamo, ha chiuso, due nostre affezionate mamme, proprietarie di un bellissimo asilo nido, ci hanno adottato permettendoci di utilizzare la loro palestra. Lo spazio è grande, luminoso e a misura di bambino. Per renderlo nostro è bastato imbottirlo di barattoli e cassette di legno stracolme di materiali.
Quali sono le vostre proposte?
Proponiamo laboratori singoli e percorsi didattici per le scuole materne, elementari e medie. Mentre per l’utenza libera offriamo durante tutta la settimana laboratori (con merenda fatta in casa da Antonella), mini-corsi tematici, feste di compleanno e visite animate alle mostre più interessati in città. Tutte le proposte hanno l’obiettivo di avvicinare bambini e ragazzi all’arte contemporanea privilegiando un rapporto multisensoriale con il mondo artistico e una partecipazione attiva degli studenti.
Come è lavorare fuori da un’istituzione?
Onestamente più faticoso. Prima di tutto ci mancano le opere d’arte in carne e ossa, e poi qualcuno che ci sostenga economicamente. Inoltre è difficile avere credibilità agli occhi del pubblico se non sei un’istituzione già affermata. Però allo stesso tempo è molto stimolante e gratificante: abbiamo più libertà di azione e sempre nuovi obiettivi da raggiungere.
Quale il panorama milanese della didattica dell’arte, fuori e dentro i musei?
Ormai tutte le istituzioni offrono attività per bambini e ragazzi. Però a parte rare eccezioni (ad esempio il PAC) l’approccio utilizzato è spesso scolastico e nozionistico: riassuntini storici, schede da compilare e fotocopie da colorare. Al di fuori invece esistono realtà che propongono corsi di disegno e pittura ma, a parte Beba Restelli, pochi affrontano l’arte con un approccio multisensoriale e non conosciamo nessuno che si occupi d’arte contemporanea.
Futuri progetti o iniziative?
Ci capita sempre più spesso di progettare laboratori per manifestazioni o eventi speciali, l’ultimo il Salone del mobile di Milano e ci piacerebbe continuare in questa direzione. Abbiamo in programma di lavorare con un gruppo di disabili e stiamo progettando laboratori per il pubblico adulto.
intervista a cura di annalisa trasatti
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