Chi visiterà in questi giorni la mostra Volti nella folla. Immagini della vita moderna da Manet a oggi, inaugurata il 5 aprile scorso al Castello di Rivoli, potrà assistere ad una singolare performance: Rebecka aspetta Anna, Anna aspetta Cecilia, Cecilia aspetta Marie…, ideata dall’artista svedese Elin Wikström. (Karlskrona 1965).
L’opera, già stata presentata in America, Svezia, Svizzera e Gran Bretagna, fa parte delle situazioni attivate che contraddistinguono il lavoro della Wikström: progetti performativi inseriti come fratture nella quotidianità, per indurre lo spettatore, attraverso l’effetto-sorpresa, a riflettere sulle tante sfaccettature di senso delle comuni abitudini e dei codici di comportamento condivisi.
Convinta che anche “il più piccolo gesto, che difficilmente notiamo ma che eseguiamo costantemente, può fare una grande differenza”, l’artista si contrappone al rischio di spersonalizzazione delle nostre esistenze, incanalate nei rituali della società di massa. Per stimolare il ripensamento critico sul comportamento individuale, si serve di procedimenti come l’inversione rispetto alla norma, la trasmissione del senso del dubbio o semplicemente la sottrazione di alcune azioni banali dall’ordinarietà della vita per trasporle nella sfera dell’arte.
Così avviene nella performance Rebecka aspetta Anna…, che ha come oggetto l’attesa. Per l’occasione, il Dipartimento Educazione del Museo ha chiamato a raccolta oltre 100 donne di età differenti, madri, figlie, amiche, studentesse e professioniste: ciascuna, a turno, arriva in un ambiente che ricorda una sala d’aspetto e attende per circa un quarto d’ora il sopraggiungere di un’altra donna.
L’artista ha scelto di isolare l’attesa come condizione tipicamente femminile (pensiamo all’attesa dell’Uomo Giusto, dei figli e così via), e le donne che hanno aperto la performance sembrano darle ragione: ”Ne abbiamo passati, di quarti d’ora d’attesa, nella nostra vita…”, diceva con aria complice una di loro.
Il lavoro mira a svelare le tante sfumature delle sensazioni e dei pensieri che pervadono tali momenti di apparente passività: irritazione o indolenza, nervosismo o noia, turbamento, preoccupazione, dubbio (restare o andarsene?). Al tempo stesso, poiché queste nuove Penelope si stanno effettivamente attendendo l’un l’altra, l’opera dà corpo ad una catena di fiducia reciproca e di solidarietà femminile.
Ma Rebecka aspetta Anna… evidenzia anche la dialettica fra il singolo, i cui stati d’animo sono portati in primo piano, sotto lo sguardo del pubblico, e la folla, rappresentata dal flusso ininterrotto di donne che si alternano per donare il proprio quarto d’ora al progetto; così, la performance è in perfetta sintonia con il leitmotiv dell’esposizione in atto Volti nella folla, ovvero il rapporto fra l’individuo e la società contemporanea, di cui la folla è caratteristica specifica.
brunella manzardo
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