Diana Pintaldi sperimenta nei processi sconfinati del divenire, ricercando la comunicazione e la manifestazione dell’Essere in un dualismo esistenziale orientato al trascendere.
L’artista, astraendosi nel divenire di punto, compone scritte in codice Morse che ricama, fora, suona e proietta.
Traccia il filo di un percorso che insegue, esplora e interpreta per cercare di comprendere l’evoluzione di ciò che le accade e che la circonda.
Il filo è luce e la luce è filo, energia vitale che attraversa lo spazio e la superficie generando un percorso vorticoso e intermittente, apparentemente asemico, che nasconde un significato realmente decodificabile, fatto di punti e linee in attesa di essere collegati, interpretati e direzionati.
Sensibile alle tematiche ambientaliste già a partire dai miei studi di architettura dei primi anni ’70, utilizzo le possibilità creative del cartone per opere sulla salvaguardia del nostro pianeta. Su iniziativa del Movimento Arte Etica di cui faccio parte, ho realizzato grandi murali di cartone: Octopus Domesticus (m 8,50 x 18,80) e La Danza Macabra delle rane e dei girini (m 4 x 37) sul riciclo della plastica e sull’inquinamento delle acque.
A causa della cecità e disumanità delle politiche anti-immigrazione, nonché delle condizioni di lavoro a cui sono spesso condannati i migranti, una parte consistente del mio lavoro è dedicato a questi temi con opere che integrano la pura pittura con l’installazione e la performance come Visita al Sacro Pomodoro, un’installazione di 7 opere sul lavoro dei braccianti e No-people boat, una performance durante la quale ho cancellato i volti dei migranti di un barcone che avevo dipinto un anno prima.
Ho un ricco curriculum di mostre personali e collettive sia in Italia che all’estero, con partecipazione a biennali in Cina e Brasile.
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