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exibart prize incontra Sara Formentini

di - 11 Aprile 2023

Qual è stato il tuo percorso artistico?

Ho avuto un rapporto contrastante con l’arte nel corso della mia vita. L’imprinting con questa realtà è stato immediato ma solitario e personale diviso in due che definirei inconscio e conscio. Ho avuto un momento di “amnesia” creativa nella quale mi sono dedicata alla ricerca di me stessa partendo da zero e nell’iperuranico ritrovamento mi sono ricordata del mio principio obiettivo da inseguire che mi ha dato soddisfazioni sorprendenti dove niente era all’altezza. Trovata dunque la consapevolezza mai avuta ho deciso di dedicarmi interamente allo studio e all’esplorazione del campo artistico grazie alla ricerca accademica a Roma dove ho avuto la possibilità di esplorare e confrontarmi in un mondo professionale e così sviluppare le mie capacità naturali e progredire nel campo pratico- artistico divenuto ora il mio personale stampo stilistico non solo dal punto espressivo visivo ma principalmente psicologico “junghiano”.

Quali sono gli elementi principali del tuo lavoro?

La mia espressione artistica si erge su di una ricerca psicologica attraverso l’autoritratto, tra simbolismo, solitudine e sofferenza cerco uno “Sukiya” tra pace interiore e accettazione delle emozioni più soffocanti attraverso la dematerializzazione di oggetti in spazi vuoti e silenziosi come consiglia la dottrina Taoista. Attraverso la fisioniomica, fluttuano metamorfosi di domande dirette al mio “io”ed esercito le moltitudini in una sorta di pratica contemplativa alienante che muta attraverso specchi nei quali affacciarsi e ritrovare riflesse sensazioni ermetiche e complesse costruendo quasi un dialogo personale tra artista e spettatore: “io mi mostro a voi, e voi invece, chi siete?”

In quale modo secondo te l’arte può interagire con la società, diventando strumento di riflessione e spinta al cambiamento?

L’arte è la nostra più potente estensione, un’espressione pura e libera che riesce a tradurre ogni sorta di sfumatura emozionale infinitamente unica, ci culla, contorce le nostre budella mostrando nuovi orizzonti, condivide segreti, unisce le diversità di ogni respiro in un’unico dialogo sensibile che tocca l’ inconscio. Attraverso di essa possiamo educare limiti, aiutare a sviluppare le sensibilità e comprendere dialoghi con un linguaggio universale. Dovrebbe essere imperativo dare la possibilità a tutti di conoscere la sostanza dell’arte riuscendo ad eliminare ogni difficoltà scoraggiante o stigma ancora resistente portando alla trasparenza la comunicazione attraverso la comunità stessa in una compartecipazione unitaria e non solo specifica dei vari “cluster” dove la ghettizzazione non chiude la mente e si dissocia dal bello estetico o economico speculativo.

Quali sono i tuoi programmi per il futuro?

I miei programmi futuri sono concentrati sulla ricerca di bandi per la realizzazione di uno spazio co- working nell’ambito delle materie pratiche che richiedono postazioni adeguate in molti campi sottovalutati: pittura, installazioni etc. Dando la possibilità a tutti di avere uno studio funzionale in modo da trasformare l’immaginazione in realtà, andando incontro ad ogni esigenza economica, culturale e sociale attraverso eventi, mostre, residenze e attività mirate allo ricerca e alla conoscenza del mondo artistico.

In quale modo le istituzioni potrebbero agevolare il lavoro di artisti e curatori?

L’arte è per tutti, ma non tutti possono permettersela. Ci sono tanti talenti in Italia ma il problema è che ci sono ancora molte limitazioni, scarse possibilità di creare delle realtà concrete e stabili, i fondi stanziati per l’arte sono pochi, le possibilità ancora meno e la comunicazione troppo scarsa. Servirebbe più collaborazione da parte di tutti gli enti e le istituzioni, va instaurata una rete di sicurezza e fiducia basata non solo sulle agevolazioni economico/fiscali ma anche collaborative rivoltealla comunità senza lasciarci sempre ai margini.

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