C’è il principe nigeriano che invia improbabili proposte finanziarie, il dottorino in camice bianco con le sue pillole miracolose, e naturalmente -classico dei classici- l’esperto di sesso che promuove espedienti per l’allungamento del pene o la duplicazione della taglia di reggiseno. E poi mutui a prezzi stracciati, lotterie miliardarie, amicizie facili, diete miracolose, cartucce per la stampante, sigarette, orologi di marca. Gli stereotipi dello spam sono ormai entrati a far parte dell’immaginario collettivo e sono sempre più familiari ai frequentatori della Rete. Invadente, invasivo, impossibile da sconfiggere -nonostante filtri e bloccaggi-, il fenomeno della posta indesiderata rappresenta ormai, secondo stime recenti, più della metà del traffico giornaliero di e-mail. E oltre a innervosire, impensierire e a volte anche ad infettare (su 100 mail di spam, 5 hanno hanno un virus), grava pesantemente sui bilanci delle aziende.
La regola numero uno del decalogo anti-spam, si raccomandano gli esperti di sicurezza, è “non rispondere mai”. Viceversa, infatti, non si farebbe che confermare allo spammer che l’indirizzo è attivo e pronto a ricevere altre mail spazzatura. Ma c’è qualcuno che ha deciso di contravvenire a questa basilare regoletta. Così, per vedere l’effetto che fa. Lui si chiama Jonathan Lands e,
Please do not spam art, invece, firmato da Roman Minaev di Trashconnection.com è un software che permette di generare e inviare messaggi di spam costruendoli “artigianalmente”, lettera per lettera. Ma il progetto più ambizioso sul tema è First Person Spam (reinterpretazione della sigla videoludica FPS – First Person Shooter). Si tratta di un’installazione che permette al fruitore di muoversi, come in un videogioco in soggettiva, in un ambiente tridimensionale fatto interamente di spam. L’autore, il tedesco Malte Steiner, ha collezionato per mesi immagini e testi arrivati nella sua casella e-mail e li ha assemblati in un’architettura virtuale. La stanza, dotata di sensori sul pavimento, si trasforma in un vero e proprio “inferno” pubblicitario: lo spam, oltre a tappezzare le pareti, genera anche creature maligne, che il giocatore deve evitare per
Indigesto e onnipresente come la carne in scatola da cui prende il nome (SPAM = spiced ham, una specie di Manzotin per capirsi), vero incubo alimentare per il Regno Unito in tempo di guerra, il virulento tsunami pubblicitario che subiamo quotidianamente portava già nel suo DNA una molecola di ironia allo stato puro. Non tutti sanno, infatti, che la decisione di ribattezzare la posta indesiderata con il nome del britannico maiale in lattina la dobbiamo ad un surreale e comicissimo sketch dei Monty Python. Nella scenetta, parte della popolarissima serie tv Flying Circus andata in onda negli anni Settanta, i protagonisti sono alle prese con un ristorante in cui tutte le pietanze sono a base di Spam. Tra una gag e l’altra, la parola incriminata finisce per essere pronunciata 94 volte in 3 minuti. La canzoncina, entrata ormai nella storia, ritornella così: “Spam spam spam spam. Lovely spam! Wonderful spam!”. Allora come oggi, istruzioni artistiche su come “smettere di preoccuparsi e imparare ad amare lo spam”.
link correlati
www.spam.com
www.thespamletters.com
http://spam.trashconnection.com
http://block4.com/fps
valentina tanni
*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n.26 novembre-dicembre 2005
[exibart]
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