Dopo la modernità, infatti, l’architetto si trova di fronte ad un assetto urbano ‘saturo’: la mappa disegnata dalla storia, che della città consegna un’immagine consolidata e difficilmente modificabile, viene sempre più spesso mutata e rinnovata non tanto mediante l’aggiunta di edifici e di spazi nuovi, ma soprattutto attraverso l’individuazione di percorsi all’interno delle architetture già esistenti. Per certi versi, si tratta di un progetto narrativo che interviene sul tessuto della città e ne trasforma la fisionomia, contribuendo alla riscrittura della storia urbana.
Il processo si è sviluppato storicamente attraverso diversi progetti architettonici e artistici, inaugurando nuovi generi espressivi e di partecipazione sociale nel contesto cittadino. È il caso dell’arte pubblica, una forma di intervento promossa dalle istituzioni e realizzata direttamente sul territorio da artisti contemporanei. Ma il progetto non si esaurisce esclusivamente nell’installazione fisica di un’opera entro la città. Di fondo, l’idea che anima queste operazioni artistiche è volta ad esplorare la natura potenziale degli edifici, a scoprirne ed evidenziarne aspetti insoliti, un obiettivo che può essere raggiunto anche utilizzando la Rete come mezzo espressivo.
Nel caso di Torino, la rigidità della struttura romana ‘a scacchiera’ – un reticolo ordinato di strade e di edifici – viene spezzata da visioni non lineari della città, basate sulla possibilità di creare, a partire dallo spazio metropolitano reale, uno spazio comunicativo virtuale. In questa direzione hanno lavorato Davide Boardman e Paolo Gerbaudo, due giovani artisti torinesi autori di Torinorama, ‘una rappresentazione psichica collettiva della città fatta di testi, immagini e suoni’. Il progetto, iniziato nel 2001, si presenta come opera d’arte e piattaforma editoriale per la produzione di narrazioni non lineari. La mappa di Torino fornisce la struttura ai diversi frammenti di racconto fotografici, testuali e sonori denominati ‘lessie’, scelta che rivela la frequentazione delle teorie di Roland Barthes applicate alle scritture ipertestuali. Le lessie costituiscono i ‘luoghi significativi della narrazione’, quegli snodi attraverso i quali l’utente può costruire la propria storia nello spazio ideale della città di Torino. Ogni utente scriverà dunque un racconto personale, dato dalla somma dei percorsi e degli ambienti con cui si interagisce. Come ne Le città invisibili di Italo Calvino, non risulteranno narrazioni su ‘città riconoscibili’ ma soltanto su ‘città inventate’, immagini letterarie prodotte attraverso l’interfaccia di Torinorama.
Una ‘città riconoscibile’ è invece al centro di Walking around Torino di Undo.net: le esigenze del reportage conferiscono alla passeggiata visiva, sonora e testuale attraverso Torino una maggiore vicinanza alla città reale. Più che una descrizione oggettiva sulle manifestazioni artistiche svoltesi a Torino nel mese di novembre, Walking around Torino propone il resoconto delle sensazioni e delle impressioni suscitate da una passeggiata attorno alla città trasformata dall’arte e dagli artisti. Una polifonia di interviste a critici e artisti, di immagini raccolte per documentare un’esperienza soggettiva sviluppata attorno a fatti di cronaca.
Un rapporto, quello con la città reale, che rimane, seppur solo contestualmente, anche in bigguest.net, la raffinata proposta dei CALC per BIG Torino 2002. Il paese ospite della biennale torinese sarà infatti Internet, un territorio, ‘un mondo che intende se stesso in senso cosmopolita e che stabilisce più collegamenti che confini’. ‘Se si escludono la mappa
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Federica Martini
[exibart]
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