Categorie: exiwebart

Serendipity, una facoltà necessaria

di - 8 Luglio 2002

E’ bello fare un’esperienza di serendipity, ti fa ritrovare il gusto della vita, arriva così, quando meno te l’aspetti e ti lascia stupito e allo stesso tempo ti senti consapevole e stranamente tranquillo. Il termine serendipity -si può tradurre in italiano come serendipità, anche se ancora non lo si trova nel vocabolario- è stato coniato nel 1794 da Horace Walpole, scrittore britannico, il quale a sua volta derivò la parola dal vecchio nome dello Sri Lanka, Serendip. Nel suo epistolario con l’amico Horace Mann, Walpole narra l’antica storia di tre prìncipi del regno di Serendip, i quali nel corso dei loro viaggi si imbattevano di frequente, per caso e per sagacia, in scoperte che non stavano cercando. Il termine perciò indica l’evento di trovare qualcosa di piacevole quando non lo si sta cercando, è una sorta di facoltà di fare una piacevole scoperta accidentalmente. Perché una facoltà, visto che l’evento è fortuito? Il motivo è semplice, si deve essere attenti per poter riconoscere la felice rivelazione. E le invenzioni migliori sono proprio quelle fatte in maniera impensata, casuale, e la scienza è ricca di tali esempi. La Rete Internet offre un vantaggio senza precedenti a chi cerchi di sviluppare tale facoltà, basti pensare alla navigazione internettiana: siamo tutti piccoli prìncipi e la facoltà che dobbiamo sviluppare per poter trarre il miglior vantaggio da questo tipo di azione è l’attenzione, la sagacia, la curiosità, e la perspicacia.
La net.art stessa nasce spesso da un sbaglio, ed anche il suo nome. Basti ricordare che nel dicembre del 1995 Vuk Cosic, artista digitale e teorico, ricevette un messaggio anonimo in linguaggio Ascii, nel quale nessuna parola era comprensibile tranne la scritta Net.Art, le cronache dicono che Cosic si sentì molto eccitato a scoprire che la Rete stessa aveva dato un nome alla propria attività. Altre storie di vita ci parlano invece di programmatori che hanno cominciato a godere esteticamente di uno script informatico, o di principianti che hanno scoperto con sorpresa il gusto dell’interattività. L’arte della scoperta dunque, nell’era della tecno-cultura diventa sempre più importante così come l’immaginazione creativa. E quelli che a volte ci sembrano errori o stranezze o casualità possono divenire, tramite la creatività di un individuo che tiene occhi attenti e mente aperta un’opera di net.art. Esistono numerosi progetti che hanno stravolto gli errori e che si basano su errori stessi. Il 404 Research Lab, ad esempio, è un archivio intero sull’errore 404 not found che arriva quando si richiede una pagina e non la si trova sul server interrogato. Il sito di Tom Betts è invece dedicato all’errore macchinico e si chiama per l’appunto Dividebyzero, infatti se ad un computer si chiede di dividere per zero risponderà con un messaggio di errore. Lo stesso Betts ammette che all’inizio del suo lavoro trovava molte cose che non funzionavano e che lui stesso faceva diversi errori che però gli piacevano molto, tanto che è da questi che nasce la sua opera. L’errore dunque può avere delle qualità estetiche. All’errore elettrico è stato anche dedicato Glitch Festival-simposio, svoltosi ad Oslo a Gennaio del 2002, durante le giornate del festival si è discusso sul tema e sono state esposte opere che esibivano proprio il fascino degli errori. Ma la serendipity non è dimostrata solo dalle qualità estetiche e concettuali dell’errore, la maggior parte delle opere di net.art ha un legame profondo con tale concetto perché ogni giorno viene esperito da migliaia di persone che navigano in rete. Dunque la serendipity vista come facoltà di saper fare scoperte inattese, è richiesta sia al navigatore che all’uomo che crea, e il risultato di questo processo è sempre più un’ibridazione delle due figure in una sola.

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Maria Rita Silvestri

[exibart]

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