Palazzo Brancaccio di Via Merulana ha ospitato il ritorno, da venerdì 29 settembre a martedì 3 ottobre, di Arte + Collezionismo, la mostra mercato dell’Associazione Antiquari d’Italia, con 46 gallerie d’arte e antiquariato provenienti da tutta Italia, da Roma, Milano, Firenze, Bologna e Napoli, e oltre, da Londra e New York. Gli antiquari italiani, comprese le eccellenze della Biennale di Firenze, con la presenza di alcuni tra i maggiori connaisseurs, hanno collaborato in questa vasta esposizione, per concretizzare una nuova convergenza tra le istituzioni e il mercato. L’intento è quello di svelare all’Europa un tassello del collezionismo privato che volge alla raffinatezza di una ricerca che si incastona nella tradizione della Città Eterna.
La scelta di Roma, come sede del primo di una serie di eventi, auspica che si possa rinnovare la centralità del mercato dell’arte italiano e indica la volontà di inserirsi nel tessuto istituzionale della città e in quell’ambiente culturale, cosmopolita e dinamico, che da sempre anima la Capitale, come ha spiegato Alessandra Di Castro, Vice Presidente dell’Associazione Antiquari d’Italia. «Questa mostra è l’occasione per ribadire qui, in Italia, ma anche al di fuori dei nostri confini, che esiste la possibilità di valorizzare la nostra industria e alimentare la passione per l’arte e per il collezionismo», ha proseguito Di Castro.
Le sale del Palazzo capitolino hanno accolto oli su tele fiamminghe e preziose statuette votive, la combinazione geometrica delle opere di Salvo, quelle grandiose di Mario Sironi, fino alle varie azioni espressive di Renato Guttuso. Le sculture chimeriche in bronzo di Mirko Basaldella, le visioni di Alberto Savinio, Giorgio De Chirico e Fausto Pirandello.
La scultura antica è stata trattata prettamente da Valerio Turchi, storico antiquario in Via Margutta, che commenta: «Questa, a Palazzo Brancaccio, è un’esposizione che finalmente si svolge a Roma, dopo dieci anni senza una mostra d’antiquariato rilevante. Si spera di fare una biennale, in rapporto con Firenze. Roma ha risposto; i romani hanno apprezzato. In questa esposizione si crea una coesistenza di arte greca e romana, dove ogni opera è a sé».
Tra le opere selezionate, il busto dell’imperatore Traiano e quello di Afrodite (I-II secolo a.C), in marmo pario, con la rarissima presenza di “radichette”, patine che attestano l’autenticata storicità. Sulla destra, armature in marmo pentelico che rappresentano, attraverso le apparizioni emblematiche di dèi e uomini, le guerre e le vittorie di un’epoca. Sulla sinistra, un fregio in marmo greco, a grana fine, del II secolo d.C., che personifica una Galatomachia, trattenendo nel marmo il dinamismo della battaglia tra romani e galati, tutt’oggi oggetto di studio sia a livello storico sia artistico. Infine, la Diana Cacciatrice del II secolo d.C., la dea lunare colta in un avvenire, coi drappi delle vesti che aderiscono al corpo e la sinuosità dei suoi capelli legati in una corona simbolica che racchiude il suo mito.
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