Al via la 20ma edizione del Festival Art Stays a Ptuj, in Slovenia

di - 4 Luglio 2022

Dal 7 luglio al 18 settembre 2022 Art Stays, Festival internazionale di Arti contemporanee di Ptuj celebra i vent’anni di attività, in cui «attraverso un invito sempre nuovo i direttori, Jernej Forbici e Marika Vicari, hanno aperto anno dopo anno ad un dialogo e viaggio con artisti, curatori, musicisti e galleristi, alle arti contemporanee ed internazionali», hanno ricordato gli organizzatori.

«La 20ma edizione di Art Stays si intitola POST-PRODUZIONE e ha due fili rossi tematici principali, che sono interconnessi. Il primo filone si concentra sui 20 anni di storia del festival, che nel corso degli anni ha attraversato temi molto diversi nell’arte contemporanea, dalle relazioni, alla politica, alla natura, alla fragilità della società e dei materiali, al suono e al silenzio (qui potete trovare il programma completo, ndr), e lo scorso anno alla struttura», hanno proseguito.

Abbiamo parlato di tutto questo con Marika Vicari e Jernej Forbici.

Fernando Prats, El nacimiento del mundo II; 1925, Joan Miró; 2011, Antàrtida, Isla Greenwich, 62º20’S 59º41’W. Courtesy Galerie Joan Prats, Barcelona

Il Festival Art Stays compie 20 anni. Come è cambiato nel corso delle varie edizioni e qual è la sua identità oggi?

«Il Festival Art Stays nasce come un piccolo simposio tra giovani artisti internazionali, per diventare solo un paio di anni più tardi un progetto più complesso e mutlidisciplinare. Nel corso delle sue edizioni è diventato sempre più grande e tentacolare, abbracciando artisti stimati e giovani proposte e progetti da tutto il mondo. Oggi è una piattaforma capace di fare della sua identità, una missione e ricerca continua, mettendo in campo relazioni e registrazioni dell’uomo, del mondo del nostro futuro».

Perino & Vele, Madeforyou II, 2019, Courtesy Galleria Alfonso Artiaco, Napoli

Quali sono le peculiarità dell’edizione 2022?

«Postproduction, Festival Art Stays 2022 è un viaggio che ha inizio, in ogni singola opera e artista scelti, in una delle passate edizioni ma che nel rinnovarsi e riproporsi nel presente, accetta la sfida importante di proiettarsi verso il futuro. Tra gli appuntamenti che lo renderanno unico ci sono le mostre, cuore pulsante del progetto ospitate negli edifici storici, la performance POST-OPERA di Lynn Book, Sara Korošec – Muzikačaka, Erika Vicari – Transversal Project con video di Beti Bricelj, l’installazione site-specific FREE ALL di Costantino Ciervo, il Video Mapping live set di MOVIMENTO CREATIVE LABEL, la presentazione del  celebre film THE MILL & THE CROSS di Lech Majewski; l’inedito AV Live set di MARKO BATISTA, Vitreous Sky – Flight of the Last Bird».

Bojan Golčar, Consequences. Courtesy l’artista

Come vengono scelti, in genere, le location e gli artisti? In particolare come lo sono stati per questa edizione?

«La selezione avviene in genere anni prima dalla presentazione e dell’edizione del Festival. Artisti e relativi progetti e opere vengono scelti sulla base della nostra conoscenza e della nostra ricerca specifica in qualità di direttori e curatori in base al tema scelto con un team di esperti curatori e grazie alla collaborazione di istituzioni pubbliche e private del mondo. Per Postproduction, l’edizione corrente, abbiamo scelto di presentare i 20 anni di storia del festival, attraverso i temi proposti in passato molto diversi tra loro eppure interconnessi dall’arte contemporanea: relazioni, politica, natura, fragilità della società e dei materiali, suono, silenzio, e lo scorso anno struttura. Le opere oggi proposte riflettono da un lato sull’opportunità e responsabilità di analizzare il nostro stesso lavoro, dall’altro l’occasione per delineare nuove direzioni per lo sviluppo del festival. La scelta è stata completata dalla volontà di mettere in evidenza il carattere multidisciplinare e opere “iconiche” (tra cui:  Regina José Galindo , Santiago Sierra, Yoko Ono, Ferdinando Prats, Zul Mahmod, Robin Meier) che hanno segnato la storia del festival (Noriko Obara, Laszlo Laszlo Revesz, Perino&Vele, Michelangelo Galliani, Lech Majewski, Dusan Fišer, Alex Pinna, Tobia Ravà, Resi Girardello, Leo F. Demetz, Stojan Kerbler) o partecipazioni di artisti che con la loro residenza d’artista hanno creato nuovi processi sociali e comunicativi (Costantino Ciervo, Lynn Book,  Matthias Langen, Felipe Aguila, Jaša, Marek Schovanek, BridA, Nemanja Cvijanović, Interno3 (Manuel Frara))».

Michelangelo Galliani, Vertigo, 2021, Courtesy Cris Contini, London

Art Stays si svolge in Slovenia. Che rapporto ha con il territorio? Come si colloca a livello europeo e in particolare che rapporto ha con l’Italia?

«Il Festival Art Stays, ha luogo nella citta’ più antica della Slovenia, con lo storico ruolo geografico di essere un crocevia di culture. L’indiscusso carattere multidisciplinare del Festival viene amplificato dall’ambiente caratteristico e diffuso del centro storico e i nuovi contesti sociali e culturali della città stessa. ART STAYS é considerato evento di primo piano nella programmazione culturale slovena e un appuntamento consolidato nel ricco calendario estivo europeo. ART STAYS ha poi un rapporto particolare per l’Italia: non solo per le origini e la provenienza dei direttori e curatori, ma soprattutto perché entrambi lavorando da più di vent’anni nel sistema dell’arte italiano, lo respirano, vivono e animano nella quotidianità».

Costantino Ciervo, Project sketch FREE ALL, Riace 2013 – Ptuj, 2022

Quali sono i progetti e le ambizioni di Art Stays per il futuro?

«Per il futuro di ART STAYS ci auguriamo di continuare in maniera sempre più decisiva nel         sostenere l’importanza dell’arte e della cultura per lo sviluppo della nostra società. I prossimi progetti (2023-2025) saranno dedicati a tre importanti temi del presente interconnessi con la storia ed il futuro: Voyage, Space e Dust».

Regina José Galindo, Raices, 2014, Courtesy Prometeo Gallery di Ida Pisani, Milanomore
Leo Ferdinando Demetz, Ribirth, installation view Dominican Monastery. Courtesy l'artistamore
Toru Hamada, S-16-2, 2016, Courtesy Romberg, Latinamore
Yoko Ono, Skywatch Ladders, 2007, Courtesy Fondazione Bonotto, Molvena, foto Boris B. Voglar, Arhiv Art Staysmore

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