ArcoMadrid 2026: il contributo delle gallerie italiane tra contrappunti e dialoghi internazionali

di - 5 Marzo 2026

Ha inaugurato la 46ª edizione di ArcoMadrid, che si conferma tra gli appuntamenti principali del calendario internazionale dell’arte. Organizzata da IFEMA Madrid, la manifestazione riunisce quest’anno 211 gallerie provenienti da 30 paesi, trasformando la capitale spagnola in un crocevia internazionale del contemporaneo. Le gallerie nazionali occupano il 34% degli spazi, mentre il 66% è destinato a gallerie internazionali, con oltre il 31% provenienti dall’America Latina e una partecipazione particolarmente significativa di Brasile e Argentina, consolidando il ruolo della fiera come piattaforma di riferimento per l’arte latinoamericana in Europa.

Il contesto in cui inaugura la fiera porta i segni delle tensioni accumulate nei mesi scorsi nel settore artistico spagnolo, mobilitato contro l’IVA culturale fissata al 21%, nettamente superiore rispetto a Paesi come Italia, Francia, Germania o Portogallo, dove le aliquote oscillano tra il 5% e il 6%. Tra il 2 e il 7 febbraio, gran parte delle gallerie ha partecipato a uno sciopero nazionale, sospendendo temporaneamente le attività, mentre il 20 febbraio si sono tenuti sit-in davanti ai principali musei pubblici, da Madrid a Barcellona, da Valencia a Siviglia, con artisti e operatori del settore in prima linea, muniti di slogan e spille recanti la scritta “IVA Cultural ¡Ya!”. Ieri, decine di galleristi si sono raccolti all’ingresso del padiglione di IFEMA per ribadire che l’IVA Culturale non rappresenterebbe un privilegio, ma condizioni di equità rispetto agli altri mercati europei.

Pamela Diamante, Le Mangiatrici di Terra

Nonostante le tensioni, la 46ª edizione di ArcoMadrid, che nella sezione principale vede la partecipazione di 175 gallerie, evidenzia la solidità e la varietà della scena spagnola con presenze consolidate come Mira Madrid, Elba Benítez, Nordés, Prats Nogueras Blanchard, ProjecteSD e Travesía Cuatro, insieme a nuove incorporazioni come Río & Meñaka e Memoria. Tra le gallerie internazionali si segnalano ritorni e conferme di rilievo, tra cui Lia Rumma, Massimo e Francesca Minini, Vistamare, Esther Schipper e Thaddaeus Ropac, accanto a nuove presenze come Carlos/Ishikawa, Green Art e Zander.

La fiera si articola attorno a tre sezioni curate che ne definiscono il ritmo e le vocazioni: ARCO2045: El futuro, por ahora, curata da José Luis Blondet e Magaly Arriola, propone un momento di riflessione sui futuri possibili, fra scenari distopici e linguaggi sperimentali, con la partecipazione di 17 gallerie. La sezione Opening. Nuevas galerías, a cura di Rafa Barber e Anissa Touati, accoglie 19 gallerie emergenti. Perfiles – Arte Latinoamericano, curata da José Esparza Chong Cuy, è invece concepita come una sequenza di presentazioni individuali, in cui voci emergenti si confrontano con percorsi già consolidati, con una forte insistenza sulle specificità dei singoli paesi, scongiurando il rischio di una lettura omogenea e univoca della regione.

Tra le gallerie italiane, figurano le napoletane Lia Rumma e Studio Trisorio, Massimo e Francesca Minini che condividono lo stand, Ida Pisani con Prometeo Gallery, la bolognese P420, Monitor e Gilda Lavia da Roma, la genovese Pinksummer e Vistamare da Pescara.

Ada Project

ADA Project debutta nella sezione Opening. Nuevas galerías, con sculture di Blanca Gracia, artista spagnola residente alla Reale Accademia di Spagna nel 2025, in dialogo con una selezione di pitture firmate Marco Eusepi. Dopo la prima mostra in galleria, conclusasi a gennaio di quest’anno, Gracia porta in fiera le sculture realizzate con lastre di rame e ottone. Immaginando un erbario fantastico, l’artista trae ispirazione dalle immagini scientifiche del XVII secolo, sovvertendone la rigidità formale per offrire una riflessione critica sul linguaggio e le strutture classificatorie. Le piante di Gracia sono creature ibride e fantastiche, popolate da escrescenze multiformi che vivono di un delicato equilibrio fra resistenza e fragilità. Termini storicamente utilizzati con accezione dispregiativa nei confronti di corpi e soggettività marginalizzate sono trasformati dall’artista in simboli di resistenza, metafore di un sistema organico e resiliente. In dialogo con Gracia, ADA presenta le pitture intermittenti di Marco Eusepi, in cui la natura interviene come suggestione di fondo: il linguaggio pittorico fatto di pennellate soprapposte e stratificazioni segniche si declina in un immaginario organico decostruito e fugace, che sfugge a qualsiasi tentativo di rappresentazione.

Gilda Lavia

Nella sezione principale, Gilda Lavia si distingue ancora una volta per la qualità della proposta. Affezionata alle latitudini iberoamericane, la galleria opta quest’anno per una selezione audace, presentando lavori di Pamela Diamante, Marina Paris e Marc Bauer che esplorano il concetto di confine, declinati in un sobrio contrappunto. Le donne ritratte nella serie fotografica Mangiatrici di Terra di Diamante, intenzionalmente fuori fuoco e protette dallo sguardo esterno da frese agricole che irrompono nello spazio, dialogano con i disegni di Marc Bauer, una sequenza quasi cinematografica in cui il soggetto ritratto attraversa in tre tempi una portafinestra, oltre la quale si stabilisce il punto di vista di un osservatore voyeuristico. La frattura dello sguardo ritorna nei lavori di Marina Paris, in cui cartoline d’epoca sono attraversate da tagli frastagliati, confini immaginari che si risolvono in giustapposizioni con luoghi altri, in una progressione a tratti nostalgica, a tratti fantasiosa, di rispecchiamenti e parallelismi.

Marc Bauer, En Suspens

Ancora nella sezione principale, Monitor ripropone i lavori dell’artista portoghese Maja Escher, protagonista unica dello stand dello scorso anno, attualmente in mostra nella sede romana della galleria, in dialogo con Helena Lapas, portoghese classe 1940, in mostra nella sede di Lisbona, in un interessante confronto intergenerazionale su materialità tessili e immaginari organici, che, nel caso di Escher, si espande a una dimensione ambientale.

Booth Massimo Minini e Francesca Minini ph. Andrea Rossetti

Più eterogenei gli stand di Lia Rumma, Francesca e Massimo Minini e Studio Trisorio. Con una selezione di lavori di Marina Abramović, Vanessa Beecroft, Alfredo Jaar, William Kentridge, David Lamelas, Marzia Migliora, Luca Monterastelli, Ugo Mulas, Shirin Neshat, Thomas Ruff, Wael Shawky, Ettore Spalletti, Gian Maria Tosatti, Tobias Zielony e Gilberto Zorio, Lia Rumma riafferma la sua vocazione internazionale.  Analogamente, Francesca e Massimo Minini presentano uno stand vario, con una selezione di lavori di Carla Accardi, Jacopo Benassi, Matthias Bitzer, Armin Boehm, Elena Damiani, Roberto de Pinto, Simon Dybbroe Møller, Flavio Favelli, Peter Halley, Sheila Hicks, Landon Metz, Armando Andrate Tudela, Paul P. Studio Trisorio presenta invece lavori di Francesco Arena, Fabrizio Corneli, Elisabetta di Maggio, Jenny Holzer, Rebecca Horn, Christiane Löhr, Umberto Manzo e Martin Parr.

Booth Massimo Minini e Francesca Minini ph. Andrea Rossetti

Ancora nella sezione principale, lo stand di Vistamare invita a una pausa necessaria: le cromie tenui di Ettore Spalletti dialogano con i paesaggi sulfurei di Goshka Macuga, mentre la “pittura cinematografica” di Rosa Barba scandisce il tempo dello sguardo. La striscia di celluloide che scorre continuamente tra due bobine di metallo all’interno della teca di vetro, si accumula e si trasforma costantemente perdendo di leggibilità. A completare l’insieme, le fotografie di Mimmo Jodice offrono, in un interessante contrappunto con il lavoro di Barba, un’apertura del paesaggio verso l’orizzonte marino.

Prometeo Gallery presenta invece lavori storici di Regina José Galindo e Santiago Sierra, che risuonano particolarmente nel contesto iberoamericano, insieme a opere di Giuseppe Stampone, Sarah Jérôme, Binta Diaw e Zehra Doğan, in una generale insistenza sulla figurazione. La bolognese P420, che lo scorso anno aveva presentato un ambiente totale di Adelaide Cioni di grande impatto visivo, quest’anno propone invece uno stand eterogeneo dominato da una tela di Francis Offman. La accompagnano lavori di Adelaide Cioni, Irma Blank, June Crespo, Victor Fotso Nyie, Marlin James e Alessandra Spranzi.  La genovese Pinksummer presenta infine quattro artisti che riflettono sulle implicazioni dell’interazione fra uomo e natura. Il segnale luminoso Global Desert di Peter Fend, presentato recentemente anche ad ArteFiera, introduce la serie di acquarelli classificatori di varietà ittiche catalogate in un mercato sudcoreano di Mark Dion.  Completano l’allestimento i lavori di Koo Jeong A e Tomás Saraceno.

P420 @ Arco Madrid, 2026, installation view ph. Sebastiano Pellion di Persano

Estremamente variegato dunque il contributo delle gallerie italiane a questa 46ª edizione di Arco Madrid, che si esimono quest’anno da progetti individuali optando piuttosto per confronti serrati o allestimenti ricchi ed eterogenei in cui artisti italiani si confrontano con voci internazionali. Sul piano delle opere esposte, si conferma una tendenza diffusa, non solo in Italia, a indagare il rapporto tra uomo e natura, spesso declinato in chiave di ibridizzazione o attraverso un’enfasi sulle conseguenze dell’antropizzazione del paesaggio. Si tratta di un filo conduttore che attraversa le diverse sezioni della fiera, dal programma generale alle sezioni curate, restituendo la sensazione di una prudente neutralità rispetto alle gravi contingenze del presente più immediato.

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