Courtesy Art Dubai and Photo Solutions
Art Dubai rinvia e ripensa il proprio formato: la fiera, tra gli appuntamenti più rilevanti per il mercato artistico nel Golfo, non si terrà ad aprile come previsto ma slitterà a maggio, dal 14 al 17, negli spazi del resort Madinat Jumeirah. Una decisione che riflette le tensioni in corso nell’area mediorientale, segnate dall’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, con ripercussioni dirette soprattutto sugli Emirati Arabi Uniti che, dall’inizio della guerra, hanno subito il maggior numero di attacchi.
Negli ultimi giorni, attacchi attribuiti all’Iran hanno infatti colpito ripetutamente il territorio emiratino, causando vittime, feriti e danni alle infrastrutture, tra cui l’aeroporto internazionale di Dubai. Su 3916 attacchi iraniani registrati tra il 28 febbraio e l’11 marzo 2026, 1728, cioè il 44,1% del totale, avevano colpito gli Emirati Arabi Uniti. Il Kuwait, secondo nella classifica, ne ha subiti 942. Israele, il Paese che insieme agli Stati Uniti ha lanciato l’offensiva contro l’Iran, 550. Le conseguenze si sono immediatamente estese al traffico aereo, con chiusure temporanee dello spazio e riduzioni dei voli, mettendo in difficoltà , tra le altre cose, anche la logistica della fiera, dalla circolazione delle opere alla presenza di galleristi, artisti e collezionisti.
In questo contesto in rapida evoluzione, Art Dubai ha scelto di non annullare l’edizione ma di riconfigurarla. In un comunicato ufficiale, gli organizzatori hanno sottolineato la volontà di preservare il ruolo della fiera come piattaforma per l’ecosistema culturale regionale e internazionale, optando per una formula «Più focalizzata e flessibile». Il nuovo formato prevede una combinazione di presentazioni, collaborazioni e programmi pubblici, riducendo la scala tradizionale dell’evento e adattandola alle condizioni attuali.
Anche il modello economico subisce una modifica significativa. Le gallerie partecipanti non saranno tenute al pagamento anticipato dello stand ma contribuiranno attraverso una percentuale sulle vendite, con un tetto massimo equivalente ai costi standard. Una scelta che prova a ridurre il rischio per gli espositori, in un momento di forte incertezza. Allo stesso tempo, le gallerie già selezionate che decideranno di non partecipare vedranno comunque trasferita la loro quota all’edizione 2027.
Il rinvio e la trasformazione di Art Dubai arrivano in una fase in cui il Golfo stava consolidando il proprio ruolo nel sistema globale dell’arte. L’avvio di nuove piattaforme, come l’edizione di Art Basel in Qatar e il rilancio della fiera di Abu Dhabi da parte di Frieze, aveva rafforzato l’attrattività dell’area per gallerie, istituzioni e collezionisti.
La guerra riapre ora uno scenario di instabilità che incide non solo nell’immediato e sulle infrastrutture ma anche sulle dinamiche di fiducia e mobilità su cui si fonda il mercato. La scelta di Art Dubai appare dunque come una risposta contingente, da un lato, e dall’altro come un tentativo di mantenere attivo uno spazio di incontro pur nell’ambito di una condizione di crisi e di insicurezza percepita.
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