Mercati in transizione: cancellate le fiere di ADAA e Taipei Dangdai

di - 24 Luglio 2025

Da New York a Taipei, passando per Basilea, l’ecosistema delle fiere d’arte internazionali sembra stia attraversando la famigerata “pausa di riflessione”. La stagione 2025-2026 vedrà infatti mancare in calendario tre appuntamenti di grande richiamo per il mercato dell’arte: dopo la cancellazione di Design Miami/Basel 2025, il celebre salone dedicato al design da collezione, già annunciato mesi fa, salteranno anche la 37ma edizione dell’Art Show dell’ADAA – Art Dealers Association of America e la fiera asiatica Taipei Dangdai 2026.

Al netto delle formulazioni ufficiali, che parlano di pause strategiche e rivalutazioni del modello, il panorama che emerge è quello di una riorganizzazione anche più profonda, dettata da dinamiche di mercato incerte, ridefinizioni geopolitiche e nuovi comportamenti del collezionismo, che potrebbero aver portato a un logoramento dei format tradizionali, almeno per alcuni dei competitor.

The Art Show: l’autunno di un classico newyorkese

Fondata nel 1988 e ospitata storicamente negli spazi della Park Avenue Armory, The Art Show è stata per decenni un appuntamento chiave per il collezionismo dell’Upper East Side. Con oltre 30 edizioni alle spalle e più di 38 milioni di dollari raccolti per l’Henry Street Settlement – una storica agenzia per i servizi sociali – è anche una delle fiere con il maggior impatto filantropico degli Stati Uniti. La cancellazione dell’edizione 2025, inizialmente prevista per ottobre, è stata comunicata ai membri dell’ADAA con una lettera che parla di «Una significativa opportunità per reimmaginare la fiera con una visione sostenibile a lungo termine».

Tuttavia, questo stop arriva in un momento delicato per il mercato americano. Due importanti galleristi, Tim Blum e Adam Lindemann, hanno recentemente annunciato la chiusura delle loro attività, mentre storiche art advisor come Barbara Guggenheim e Abigail Asher si trovano coinvolte in dispute legali pubbliche. La cancellazione della fiera emerge dunque come un segnale tangibile dell’instabilità di un settore in cerca di nuovi equilibri, anche in un’area tradizionalmente effervescente come quella dell’East Coast.

Taipei Dangdai 2026: il tramonto di una promessa asiatica?

Andando ancora più a est, anche Taipei Dangdai ha annullato la sua prossima edizione del 2026. La fiera taiwanese, lanciata nel 2019 sotto la direzione di Magnus Renfrew – già alla guida di Art Basel Hong Kong – era nata con grandi ambizioni, coinvolgendo fin da subito giganti come Gagosian, Hauser & Wirth, Pace, Zwirner, White Cube, Perrotin, Sadie Coles HQ, Lehmann Maupin e Lisson Gallery.

Ma alla sesta edizione, tenutasi nel maggio 2025, il numero degli espositori partecipanti si era già ridotto a 54 e nessuna delle gallerie blue chip era presente. L’annuncio della «Rivalutazione strategica» da parte di The Art Assembly, consorzio che gestisce anche Art SG a Singapore e Tokyo Gendai a Yokohama, arriva insieme alla scomparsa delle edizioni passate dal sito ufficiale della fiera, all’oscuramento del profilo Instagram del gruppo e alla cancellazione di altri eventi correlati, come Photofairs Hong Kong e Photofairs New York. Una rimozione totale e un po’ traumatica – se non inquietante –, a dire il vero.

Dietro a queste manovre si intravede un ritiro silenzioso da parte del principale attore coinvolto, Angus Montgomery Arts, che aveva finora sostenuto una rete di fiere nel Sud-Est asiatico e nell’area del Pacifico. Una contrazione che lascerebbe intravedere una pericolosa disarmonia tra le voraci ambizioni espansionistiche e la reale sostenibilità economica del mercato fieristico asiatico post pandemico.

Taipei Dangdai, 2022

La selezione naturale delle fiere

Se in Europa avevamo già salutato l’edizione 2025 di Design Miami/Basel, salone dedicato al collectible design e diventato un punto di riferimento per gallerie e designer di alto profilo, il Medioriente sale alla ribalta. È infatti in programma dal 5 al 7 febbraio 2026 la prima edizione di Art Basel Qatar a Doha, con un format inedito che, come spiegato dagli organizzatori, abbandonerà gli stand fieristici a favore di una esposizione tematica diffusa e dal taglio curatoriale, diretta dall’artista egiziano Wael Shawky.

Se a livello locale ogni cancellazione ha motivazioni specifiche, la simultaneità di questi annunci potrebbe rivelare una dinamica più ampia: il bisogno, per la verità già ampiamente discusso, di ridisegnare il modello stesso delle fiere d’arte. In un mondo post Covid segnato da crisi geopolitiche, inflazione, nuove pratiche digitali e maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale ed economica, il format “fiera” è in cerca di una nuova identità.

D’altra parte, il gigantismo è una strada difficile da abbondare e i numeri lo confermano: la prossima Art Basel Miami, dal 5 al 7 dicembre 2025, si presenterà con 285 gallerie da 44 Paesi, con 41 new entries sparse fra i settori.

Tra il declino del modello monolitico e il rischio di una proliferazione effimera, il sistema fieristico sembra allora avviarsi verso una stagione di selezione naturale, in cui solo le piattaforme capaci di coniugare visione curatoriale, sostenibilità economica e rilevanza relazionale sapranno ritagliarsi un ruolo duraturo.

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