miart 2021. Impressioni a caldo dalla fiera di Milano

di - 16 Settembre 2021

Primo esperimento di fiera dopo il disastro epocale del Covid per cui, anche se non mancano i curiosi che vogliono solo vedere – e tra il vedere e il comprare c’è di mezzo il mare – è bello semplicemente esserci. Aggiornamenti in diretta dai booth di miart, una fiera ordinata, ricercata, visivamente sofisticata, in qualche modo nuova – a partire dall’ingresso al Padiglione 4.

Percezioni (condivise) dagli stand di miart

«Abbiamo lavorato tutto quest’anno per ricostruire la fiducia delle gallerie, dei collezionisti, di un sistema che è rimasto fermo e in silenzio per un anno e mezzo», commenta il neo-direttore Nicola Ricciardi, che incontriamo tra i corridoi della fiera. «Una fiducia che a mio avviso è stata ripagata dalle gallerie che sono venute e partecipano in 142, ma soprattutto con dei progetti di grande qualità. Quando dico qualità intendo che hanno fatto anche delle scelte controproducenti, in qualche modo: non hanno portato tanti artisti, ma hanno preferito lavorare su tante piccole mostre – invece che dar vita semplicemente a una fiera-mercato».

E ancora: «Il risultato è una mostra dove risulta molto piacevole camminare. Ci siamo impegnati molto per allargare i corridoi e rendere la fiera più percorribile, con tante “isole” per cui la “circumnavigazione” sia di fatto più stimolata e auspicata – diciamo così. Questo si rispecchia appunto sulla fiducia dei collezionisti, che sono venuti oggi in tanti, e che vedo perdersi in una maniera che non ho visto in passato. Non ci sono quegli affollamenti intorno alle solite blue-chip, ma un mondo tutto da scoprire. Sicuramente il padiglione nuovo stimola la curiosità, perché i visitatori non sanno più orientarsi, e quindi inevitabilmente devono seguire un po’ il loro istinto».

A proposito dell’impatto elegante della fiera, aggiunge: «Sicuramente l’eleganza è data anche dal fatto che questo padiglione sia estremamente più bello, con questi soffitti neri che si sposano bene con gli stand. Poi – passatemi il termine – oggi siamo un po’ al primo giorno di scuola, quello in cui “ci si veste bene”. Non si usciva di casa per fare le fiere da un anno e mezzo, adesso che si può lo si fa vestendosi bene».

Ore 14:30, non potremmo essere più d’accordo. La nostra impressione è quella di camminare tra le sale di una ricercata, curatissima collettiva, proprio come anticipato dal direttore Ricciardi nella nostra ultima intervista (qui). «La decisione è di evitare di dar vita a inutili quadrerie, che si possono trovare nel magazzino della galleria», dichiara il gallerista Giampaolo Abbondio. «L’idea è quella di proporre un’idea, un concetto, un progetto che almeno faccia ricordare il pensiero sottostante e dietro a una galleria».

Gideon Rubin, Pink, 2019. Oil on canvas. 46 × 41 cm. Courtesy Monica De Cardenas, Milan
Paolo Scheggi, Zone riflesse, 1964. Blue acrylic on three overlapped canvases. 60 x 80 x 5 cm. Courtesy Tornabuoni Arte, Florence / Milan / Forte dei Marmi / Crans Montana / Paris

Proseguiamo la nostra circumnavigazione degli stand. Ore 15:30, ottima affluenza di pubblico. Il leitmotiv degli intervistati è che non fosse facile realizzare una fiera così ben curata quest’anno, ma che questa prima prova di Nicola Ricciardi sia stata ampiamente superata.

Galleria Renata Bianconi, sezione Established Masters, un progetto monografico «dedicato alla ricostruzione storica della personale che Fausta Squatriti realizzò nel 1982 da Denise René», come spiega la gallerista. «Per dirla con le parole di Getulio Alviani, la galleria di Denise Renè era “il tempio dell’arte esatta”, un lavoro legato al concetto di geometria – anche se la geometria di Fausta non ha mai paura di rompere le regole, di diventare cattiva o comunque di avere un forte impatto emozionale. Il primo grande ciclo presentato è Sculture nere, quei grandi esemplari in ferro o ferro e acciaio specchiante, con una particolare patinatura a cera e pigmenti di cui solo l’artista conosce la ricetta. Qui Squatriti lavora molto sul concetto di vuoto, trasformandolo in qualcosa di quasi destabilizzante, che pone grandi domande sul nostro essere. L’altro invece è Fisiologia del quadrato, dove l’elemento del cubo si scompone creando una profondità, una materia, una vibrazione luminosa di superficie unica».

Ore 15:45, arriviamo al booth di Building, un altro stand particolarmente riuscito, con un intero muro formato dalle opere geometriche, metalliche di Remo Salvadori. Anche in questo caso, la risposta della galleria abbraccia il clima di entusiasmo generale – assolutamente non scontato – e di voglia di ripartire.

«Fa una grande impressione rivedere i collezionisti, rivedere gli amici, con tante gallerie che si impegnano per dare il meglio», fanno eco dalla galleria Francesco Pantaleone di Palermo. «Soprattutto adesso che lo Stato un po’ ci abbandona perché le gallerie sono viste come qualcosa di chic e non proficuo e attivo – e invece lo siamo! È fantastico, è una grande ripartenza».

Ottimo riscontro anche da Prometeo Gallery, che partecipa a miart con le opere di Edson Luli, Filippo Berta, Ruben Montini, Rosanna Rossi, Regina José Galindo, Iva Lulashi, Zehra Doğan, Giuseppe Stampone, Fabrizio Cotognini e Santiago Sierra. Tra le impressioni a caldo, anche un confronto con la recente edizione di ARCOmadrid: la vip preview di miart, in queste prime ore, sembra riscuotere più successo della fiera spagnola.

Buona la prima, da Milano. Stay tuned.

Bruno Munari, Scultura da viaggio 523, 1987. Cardboard. 50 x 71.5 cm. Photo by Daniele de Lonti. Courtesy of Repetto Gallery, London
William Kentridge, Processione di Riparazionisti, 2019. Rusted steel. 56 × 395 × 27 cm. Edition of 4. Courtesy Galleria Lia Rumma, Milan/Naples
Antonio Scaccabarozzi, INIEZIONE ENDOTELA mm3 Cinque, Acrylic on canvas, 75 x102 cm. Photo Bruno Bani. Courtesy Archivio Antonio Scaccabarozzi and Galleria Clivio, Parma / Milan

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