Public at Paris Internationale 2022 © Margot Montigny
Paris Internationale, una delle fiere più sperimentali del panorama dell’arte contemporanea, sbarca a Milano, dal 18 al 21 aprile 2026, con preview il 17 aprile, per la sua prima edizione fuori dalla Francia. L’arrivo nel capoluogo lombardo avverrà in concomitanza con la Milano Art Week e con i giorni di apertura della Milano Design Week.
Fondata nel 2015 da un gruppo di galleristi con l’obiettivo di immaginare un modello alternativo di fiera, Paris Internationale nasce come progetto indipendente e non-profit, ispirato ai principi dell’Internazionale Situazionista di Guy Debord: autogestione, sperimentazione, deriva, détournement. Fin dalle origini, la fiera si è proposta come piattaforma rigorosa, creata da e per le gallerie, per favorire progetti più audaci rispetto ai formati standardizzati delle grandi manifestazioni fieristiche.
Come sottolineato da Nerina Ciaccia, della Galleria Ciaccia Levi e cofondatrice di Paris Internationale, l’approdo a Milano è dovuto a «Una decisione ponderata, legata a una fase precisa di maturazione della città e del suo ecosistema culturale». Durante l’Art Week e la Design Week, ha aggiunto Ciaccia, Milano offre «Un contesto di grande intensità ma anche di reale attenzione», condizione essenziale per mantenere l’approccio curatoriale che definisce la fiera.
Dunque, l’edizione milanese si svolgerà all’interno di Palazzo Galbani, edificio simbolo del modernismo milanese del secondo dopoguerra, situato nei pressi della Stazione Centrale. Progettato tra il 1956 e il 1959 con l’ingegneria strutturale di Pier Luigi Nervi, il palazzo è oggi al centro di un intervento di ristrutturazione conservativa curato da Park, che ne restituisce la chiarezza spaziale e l’espressione strutturale originaria. Su una superficie di circa 2mila metri quadrati, la fiera troverà un contesto che accoglierà presentazioni ampie e attente al dialogo tra le opere.
Paris Internationale Milano riunirà circa 35 gallerie internazionali, selezionate per la coerenza e l’ambizione dei rispettivi programmi. Fedele al proprio spirito fondativo, la fiera privilegerà la profondità rispetto alla quantità, proponendo un formato deliberatamente contenuto che si rivolge tanto ai nuovi collezionisti quanto a quelli più esperti, oltre che alle istituzioni. Le presentazioni, spesso di natura quasi espositiva o museale, rifletteranno una chiara posizione curatoriale e favoriranno acquisizioni consapevoli, intese come avvio di relazioni durature più che come transazioni isolate.
L’allestimento sarà sviluppato in collaborazione con lo studio svizzero Christ & Gantenbein, partner storico di Paris Internationale. L’architettura degli interni, insieme alla presenza di un ristorante e di un bar, è pensata per favorire una fruizione distesa e prolungata, in cui il tempo dell’osservazione e dell’incontro resti centrale.
Accanto alle mostre, un programma di talk ed eventi pubblici offrirà ulteriori chiavi di lettura, rafforzando il ruolo di Paris Internationale come spazio di attenzione, impegno e confronto critico. Come ha osservato Tommaso Sacchi, l’arrivo della fiera a Milano rappresenta anche «Un riconoscimento del lavoro svolto per rendere la città un punto di riferimento per l’arte contemporanea», così da attrarre energie internazionali e farle crescere in dialogo con il tessuto locale.
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