Cominciamo con le differenze piuttosto che con le ripetizioni. Guardando l’edizione dello scorso anno, se ne notano parecchie. In primo luogo la maggiore attenzione riservata all’arte contemporanea, senza per questo dover rinunziare al libro antico e/o da collezione. In secondo luogo, le gallerie bolognesi hanno superato lo scetticismo di dodici mesi fa, quando avevano fatto atto di presenza allestendo qualche opera qua e là negli spazi del Palazzo, senza però degnare la manifestazione di un supporto fattivo. Cosa che invece è avvenuta il sabato sera con un fuoco di fila di inaugurazioni (mentre venerdì è stata la volta di Ralph Gibson a Villa delle Rose), ed è già un bel passo in avanti per la città. È stato poi registrato un aumento del numero degli editori stranieri presenti alla fiera, ed è un altro dato che auspicavamo di fornire.
Aggirandosi fra le opere ancora una volta installate un po’ ovunque con un criterio imperscrutabile (dall’installazione di Caccioni per Otto Gallery alla “colonna” di Mario Nanni per la galleria di Paolo Nanni), ci si poteva accomodare nell’angolo lounge di Electa, che per l’occasione stuzzicava l’appetito con un 15% di sconto su tutti i volumi. La competizione sui metri quadri restava quella con Skira e Allemandi, mentre uno stand assai meno gigantesco aveva Postmediabooks, che oltretutto ospitava alcuni colleghi stranieri interessanti: Artimo, Onestar Press e JRP, oltre alla Fondazione Pitti. Fra i libri con prezzi di copertina stratosferici, alcuni gioielli proposti da Utet e dalla Zecca di Stato. Ben più abbordabile la nuova collana di 5 Continents, la “Galleria delle Arti”, e uno stand come di consueto
Se l’anno scorso concludevamo testimoniando una certa delusione, ora la sensazione è quella di un radioso cammino verso il miglioramento.
Restano i grandi numeri dei visitatori, sia alla fiera che agli eventi collaterali (fra questi ultimi vanno almeno segnalati l’incontro promosso da Artelibro e UniCredit, “Un passaporto per l’arte contemporanea italiana: riflessioni e sviluppi”; una stimolante disputa sull’“arte della recensione” a Santa Lucia; e il dibattito curato da Federica Cimatti e coordinato da Gianni Romano sulla “nuova editoria d’Arte contemporanea internazionale”). E se ci auguravamo un maggior numero di editori e riviste straniere, queste ultime sono state sacrificate sull’altare di un aumento degli editori in genere, stranieri e italiani. Una scelta dettata dagli spazi nient’affatto funzionali di Palazzo Re Enzo. Allora ritorniamo alla “richesta” del 2004: abbandonare il centro storico, per votarsi alla funzionalità ed alla professionalità del quartiere fieristico. Dove forse –ma non è detto: lo insegna il Salone del libro per ragazzi- i numeri caleranno un poco, ma non si dovrà scegliere fra l’uno o l’altro soltanto a causa dello spazio ridotto. Un tale trasloco aiuterebbe anche a risolvere un dubbio che aleggiava in quei giorni. Ma Artelibro è un salone per il pubblico o per gli addetti ai lavori? È chiaro che non si tratta di un’alternativa manichea: Francoforte, dall’alto della sua importanza, coniuga perfettamente i due aspetti della questione. Forse si potrebbe pensare a una giornata (qualcosa è stato fatto, ma in uno spazio di tempo troppo breve per essere risolutivo) dedicata a chi, come quel simpatico professionista di Amburgo, è giunto fino a Bologna per avviare qualche trattativa commerciale e si è trovato di fronte uno stuolo di hostess che, seppur gentili, non avevano idea di quale fosse il catalogo della casa editrice di cui curavano lo stand, figuriamo dei costi dei diritti di traduzione…
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