Difatti,
con VIP Art Fair, una
fiera interattiva collegata al popolo dell’arte dal 22 al 30 gennaio, si
assiste ora a una prima struttura d’allestimento interagente costruita
integralmente sul web e pensata come formula ubiqua.
Ideata e
fondata da Jonas e Alessandra Almgren assieme ai galleristi James e Jane Cohan,
curata dal duo Noah Horowitz /
Stephanie Schumann e disegnata dal team della Supermetric, Vip Art Fair si presenta come un contenitore virtuale di taglio
bidimensionale che permette al visitatore di attraversare con agilità
padiglioni e stand forniti di opere (su pareti realizzate come fogli
elettronici a scorrimento), artisti, spazi di interazione e informazioni
multiple decisamente efficaci.
Divisa
in tre distinte aree espositive – VIP Premier (91
gallerie, ognuna delle quali presenta dalle 15 alle 20 opere, a seconda della
dimensione del proprio stand contrassegnato da Premier Large e Premier
Medium); VIP Focus
(24 gallerie, ognuna delle quali presenta 8 opere di un singolo artista;
straordinario è, in questa sezione, il lavoro di Naiza H Khan); VIP Emerging (24 gallerie, che
presentano 10 opere prodotte da artisti emergenti) – e da un padiglione
dedicato a Publisher & Partners,
Vip Art Fair è eterotopia
economica che bypassa il fastidio di uno spostamento fisico per proiettarsi
lungo un canale virtuale in cui l’accesso interattivo alla visione delle opere
e degli spazi detta le regole del gioco.
Portatile
e su misura – a misura di schermo – la Vip
Art Fair apre, così, una nuova finestra sulle meraviglie del
contemporaneo (notevole è, fra l’altro, la performance di Brendan Fowler
della Untitled, con cui l’artista dà l’illusione di essere presente e muoversi
nel cyberspazio) che permette di frequentare da casa, con piacevole intimità, un
segmento del sistema dell’arte, la fiera appunto, che si presenta, allo stato
attuale, come l’ultima frontiera di un “grande circo errante” (Donald Thompson).
Al di là della VIP Lounge, in cui ritrovare una selezione di
video commissionati dalla fiera e una serie di itinéraires curatoriali,
ogni spazio espositivo mette a disposizione delle chat attraverso le quali
dialogare con galleristi, assistenti di galleria, redattori o direttori di
riviste. Per calcolare la propria statura di fronte all’opera è stata
organizzata, inoltre, una Show scale, una sagoma in sei differenti forme
e posture. Cliccando sul proprio profilo
si entra, poi, in un’area personale nella quale modificare il proprio stato ed
evidenziare le proprie preferenze artistiche.
Quanti sono stati, tuttavia, i
visitatori planetari? E quante opere sono state vendute con la prima fiera
online? Ebbene, se nelle prime 72 ore sono state visualizzate ben 4.305.629
pagine e gli ingressi circa 291.476 (durante la
preview, a causa della massiccia affluenza di persone, il sistema ha rallentato
o ostruito l’accesso), al 31 gennaio, data di chiusura della fiera, sono stare
visitate un totale di 765mila opere di cui zoomate ben 42mila e frequentate 42.300
pagine dedicate ai portfolio degli artisti. A questa campionatura va aggiunta,
inoltre, la vendita confermata di opere quali, volendo proporre un ventaglio
davvero minimo delle vendite (e il resoconto è davvero ampio), Sound Holes di Christian
Marclay (50.000-100.000 dollari), la scultura in bronzo Mary Magdalene
(Infinity) di Chris Ofili (250.000-500.000) o Die Birne di Rudolf
Stingel (500.000-1.000.000).
Statistiche che non solo evidenziano una
mobilitazione globale o il successo di vendita, ma anche un mutamento
fieristico che si prospetta come un punto energico per quel pubblico, sempre
più virtuale, del prossimo futuro.
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Una
fiera con tanti big, ma solo online? Può anche essere veramente VIP
antonello tolve
Info: vipartfair.com
[exibart]
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ma che sorta di resoconto è questo? SENZA una minimo approccio critico nell'analisi all'evento di cui si parla. ma antonello tolve l'ha capito che, tanto per fare un esempio, la chat nemmeno funzionava e che non si poteva nemmeno dialogare con i galleristi?
ma che senso ha leggersi questi articoli, tanto vale leggere un comunicato stampa.