Nella settimana in cui ricorre il compleanno di Diego Armando Maradona, a un anno dalla sua scomparsa, Prime Video celebra il D10s trasmettendo “Maradona: Sueño Bendito”. La serie è uscita in Argentina nel 2021 e chiaramente risente dell’emotività che la morte del campione deve aver prodotto su una intera nazione, sugli attori e sul regista Alejandro Aimetta. Questo ci consegna una prodotto che a tratti si copre di quella patina di patos sudamericano che accompagnava le telenovelas della mai dimenticata Grecia Colmenares, ma l’effetto dona un gusto di autenticità che nessuna altra operazione made in Europe aveva mai raggiunto. Per essere più chiari, vedere Narcos non vale El patrón del Mal.
La produzione di “Maradona: Sogno Benedetto” è attualmente in corso e ogni stagione conta – indovinate un po’ – diez episodi. La vita del campione viene narrata con dei lunghi flashback, intervallati dai momenti tragici in cui Diego, nel 2001, viene ricoverato per arresto cardiaco a seguito di un’overdose di cocaina. Nelle prime puntate vedremo il calciatore bambino che, col crescere della fama, arriverà a giocare nella nazionale argentina e nei club più prestigiosi. Impersonato, dall’infanzia alla piena maturità, da ben quattro attori – Juan Cruz Romero, Nicolás Goldschmidt, Nazareno Casero, Juan Palomino – il fanciullino puro di Villa Fiorito si sporcherà inevitabilmente a contatto con il mondo corrotto e abbacinante del calcio che conta e soprattutto con il Vecchio Continente.
Che sia Barcellona o Napoli, l’Europa viene disegnata come un inferno di diavoli tentatori, sfruttatori, delinquenti, oltre che esteticamente bruttissimi nel caso specifico dei tifosi delle curve. Con il passare delle puntate, la figura della moglie Claudia diviene sempre più centrale e Maradona prende sempre più le sembianze di un fannullone e traditore, insensibile e cinico, come un bambino troppo viziato e mai cresciuto.
Troppo pochi i momenti incentrati sulla complessa vicenda ideologica e politica del calciatore, che potevano fornire una nuova chiave di lettura per la vicenda del Pibe e che pure, all’inizio della serie, erano narrati, dalla sofferenza famigliare per la morte del presidente Juan Domingo Perón alla resistenza al regime di Videla, passando per le pagine sfogliate di un libro sul Che.
Ma il fascino del clubbini della napoletana via Marina conquista anche il regista, che finisce per indugiare troppo su scene orgiastiche, sul sesso e sulla droga. Un’occasione persa a metà, per restituire un po’ di equilibrio alla vicenda umana del campione. Nel finale si prova a rimediare ma l’allerta spoiler non mi affascina. Guardatelo voi. Hasta siempre Dieguito.
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