Nella mostra collettiva “Volontà antropiche” verranno esposte opere selezionate dalla produzione fotografica di Andrea Abati, Istvan Balogh, Paolo Bernabini, Sakiko Nomura, Thomas Ruff e Francesca Woodman.
E’ stato scelto “Volontà antropiche” come titolo dell’evento espositivo per sottolineare il valore che la figura umana ha assunto nel tempo nell’opera dei singoli artisti. Come medium di riproduzione, la fotografia si è imposta all’attenzione degli esperti d’arte per il suo essere per antonomasia un mezzo impersonale e fedele alla realtà. Ciononostante, ogni artista interpreta secondo la propria sensibilità sia l’uso del mezzo fotografico che il modello individuato per la sua ricerca concettuale. In questo caso, abbiamo individuato nel corpo umano un tema privilegiato dai singoli artisti in mostra. Essi, pur seguendo percorsi diversi hanno scelto, almeno una volta durante la loro attività artistica, di confrontarsi con la figura umana; per alcuni, come Thomas Ruff e Francesca Woodman, la riflessione sul corpo è stata il punto di partenza per la loro ricerca, per altri, come Sakiko Nomura, Istvan Balogh e Paolo Bernabini un punto di arrivo e per altri ancora come Andrea Abati parentesi importanti che sono servite a rafforzare l’indirizzo iconografico scelto per il proprio lavoro.
Andrea Abati è generalmente conosciuto per le serie fotografiche sul mare e sugli edifici dismessi della città di Prato. Lo scorso anno ha realizzato un ciclo di fotografie che investigano il corpo umano nudo. Le immagini selezionate per questa collettiva sono caratterizzate dalla stessa raffinatezza cromatica che contraddistingue le altre sue opere. Egli in effetti analizza il corpo con lo stesso approccio metodologico utilizzato per la riflessione sulla città: pone in risalto alcuni particolari del corpo, così come per la città si soffermava solo su alcuni elementi degli edifici. Abati predilige colori acidi, pungenti e in contrasto tra loro. Per i suoi nudi egli ricrea in studio colori non naturali, che rimandano al cromatismo artificiale delle luci cittadine, proprio delle sue foto del mare e della città.
Istvan Balogh, fotografo svizzero nato a Berna nel 1962, pone in continuo rapporto dialettico la figura umana e il paesaggio naturale o urbano.
Nelle sue staged – photographies, cifra stilistica che contraddistingue la serie “The Iron Age”, l’artista progetta o sceglie ambientazioni in cui ogni elemento dialoga con il personaggio ritratto. Ciò che caratterizza il lavoro di Balogh è proprio la volontà di spingere lo spettatore a non fermarsi a una visione frettolosa delle sue foto: solo attraverso un’osservazione attenta è possibile cogliere il messaggio che si cela dietro ogni immagine. In mostra sarà presente anche un’opera che appartiene alla serie “In the meantime”, nella quale prevale l’istintività alla preparazione maniacale dell’immagine. La foto che ritrae una signora a spasso con il suo cagnolino nasce dall’indagine della realtà, anche se il soggetto sembra essersi messo in posa per l’occasione.
(dal comunicato stampa)
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