Punto di partenza dell’obiettivo di Cristina Tosi, testi, titoli e slogan come – TIME, SPECIAL REPORT, Jeffrey Dahmer, the Milwaukee monster: BORN TO BE HUNGRY! Guess who’s coming for dinner? La fotografa elabora con il computer famose testate americane con in copertina foto di serial killer, immagini inquietanti e paradossali. La sua ricerca non è tuttavia cruenta o fine a stessa. La macchina rattrappisce istanti di realtà e tutte le realtà sono possibili. Tosi usa l’autoscatto, forse, per essere volto tra quelle immagini, nella stessa collezione, insieme al mostro di Rostov, un self-portrait insieme agli altri, tra loro, eroi, maiali, poveretti, lei come loro, uomini qualunque. Oggetto della ricerca fotografica di Giovanni Pelloso lo schermo televisivo. La TV, limite, frattura, diventa soglia, luogo del dialogo e del rapporto; spazio di mezzo tra un fuori (il là , il luogo tele-visibile) e un dentro (il qui, il luogo antropologico). Lo schermo televisivo costituisce la superficie osmotica di contatto fra due realtà : il lontano da noi, l’altrove, il non percepibile. Quello che propone Pelloso è un viaggio che è scoperta al di là del recinto del visibile. Il (nuovo) “Recinto” – tell-a-vision – è visto come possibilità di accedere ai luoghi del contatto, della scelta, uno strumento per prendere (avere) conoscenza di sé, ritrovare se stessi, sapersi riconoscere. Il “Recinto” non descrive, esprime. Esprime il desiderio di “esistere” come violenta frattura dello spazio composto: breccia, apertura, azione che libera un luogo. Esprime il desiderio di “essere” nell’affermazione e nel riconoscimento della propria posizione (resa manifesta come immagine) in rapporto al mondo. Esprime il desiderio di “fare” in funzione dell’ “abitare”. L’opera-cosa-costruita, la fotografia, è per Pelloso modulo abitativo spaziale (mas). E’ desiderio di risiedere in un altrove; è libertà di abitare uno spazio progettato in un luogo di privilegio, la soglia. Il modulo abitativo spaziale traduce in forma costruita il punto di vista dell’autore: afferma (rende visibile) un mondo personale, fissa un punto fermo nello spazio, un punto d’appoggio nel quale possa riconoscersi riconoscendolo. L’opera-cosa-costruita non appartiene a un prima o a un dopo, a un sopra o a un sotto, non è testimonianza dell’è stato del reale; l’opera-cosa-costruita è un luogo e un tempo del sentire. Il modulo abitativo spaziale è riscatto (come libertà , come diritto alla scelta e alla partecipazione, come scarto dalla situazione immediata); è habitus, presenza che informa. E’ risposta ad un desiderio di ricerca e di confronto.
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