Fino al 22.I.2001 | I ritratti di Herb Ritts | Roma, Palazzo Delle Esposizioni

di - 23 Novembre 2000

In questa prima grossa retrospettiva italiana troviamo tante delle immagini che hanno contribuito a fare dell’autore una celebrità, ogni ritratto è carico, forte, espressivo, e, nonostante ammetta di non essere particolarmente attento agli aspetti tecnici, realizzato con maestria.
Ritts è un personaggio che può suscitare impressioni contrastanti. Da una parte abbiamo un fotografo di moda, ma principalmente un ritrattista, che è riuscito a diventare uno dei professionisti più richiesti dai personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura americana, dall’altra un artista che persegue una sua ricerca sul bello e sulle forme, attratto dal corpo, rigorosamente asciutto e perfetto.
E se, da una parte è facile, quanto scontato, porsi il dubbio di quanto incidano i soggetti, e la loro carica (il gotha dello spettacolo e della cultura) nel far circolare le sue foto, dall’altra non si può negare (sopra tutto tenendo presenti le sue immagini di modelli “non noti”) che ci sia una forte propensione a raffigurare il bello e, cosa più importante, a farlo per bene.

Devo essere sincero, ma come fotografo, non posso non invidiare il modo con cui è nato il Ritts fotografo, e soprattutto non riesco ad evitare di chiedermi quanto inciderebbe avere la possibilità di fotografare una Liz Taylor o una Madonna. Non è una domanda retorica, anzi, forse ingenuamente era il tema più “mormorato” che ho raccolto ascoltando i discorsi del pubblico presente all’inaugurazione. Tutti fotografi invidiosi? Tutta gente incompetente che si ferma a banali considerazioni? Forse, ma certo alle indubbie capacità di Ritts di cogliere l’istante giusto, fa da contraltare la sensazione che in molte di quelle foto ci sia una cosi’ tanta sinergia fra ripresa e soggetto, tale da chiedersi, giustamente, se quell’immagine sarebbe stata li se, al posto di un Gipson, ci fosse stato un Mario X.

Giunto a questo punto non posso fare a meno di parlare della “leggenda” (che tale non è) che vuole la nascita di Ritts, fotografo per caso (quella che da noi si chiama botta di fortuna), lanciato nel mondo dell’immagine grazie ad alcune foto fatte ad un Richard Gere appena esordiente (1978), e all’epoca fidanzato con un’amica di Ritts. Una gita insieme, una gomma bucata, una sosta in un’officina nel deserto, un Gere compiacente, ma soprattutto foto che sono poi piaciute (e quello non è da attribuire al caso) a Gere stesso, al suo addetto stampa, e successivamente ad importanti riviste, che Herb Ritts ha fatto il grande salto. Le continue richieste lo fanno diventare un professionista, e nel tempo si avvicina idealmente a maestri come Ray e Sander, e grossi fotografi di moda come Newton e Weber.

Perché piace? Perché riesce ad essere semplice ed immediato, non ci sono doppi sensi, ricerche introspettive, messaggi nascosti, le sue sono immagini solari, limpide, nate dall’amore del bello, un bello “universale”, dal piacere del corpo (un soggetto che potremmo definire un “evergreen”, che non smette, e forse non spetterà mai di piacere) e da sfondi caldi e e spesso immensi, il tutto “condito” da gusto e capacità tecniche. Ora non ci resta che mettere da parte inutili rancori e sane invidie, e guardarle, lasciando ad altri il compito di catalogare e giudicare.

Alcune delle immagini presentate, facenti parti di una sua personale, sono visibili in rete nel sito : Museum of Fine Arts, Boston.




Maurizio Chelucci





Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale, 194
Orari: tutti i giorni 10-21, martedì chiuso.
Ingresso: L. 15.000 – informazioni al: 06/47.45.903
ufficio stampa: Report Porter Novelli 0669925412
Catalogo Pde Edizioni – Fondation Cartier pour l’art contemporain
Fino al 22 gennaio 2001







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