Mario Giacomelli, Paesaggio 1983
Il titolo è ambizioso – I tempi dello sguardo. 90 anni di fotografia italiana in due atti – ma le opere in mostra lo sostengono: in questa seconda tappa del giro di ricognizione di (quasi) un secolo di immagini, la galleria The Pool NYC di Milano segna il passo con una propria coraggiosa selezione che ben inquadrano il periodo. «La nostra selezione è avvenuta tra opere che appartengono a diversi collezionisti (tra cui quella di Fabio Castelli, il fondatore di Mia Fair, nda)», spiega Viola Romoli, direttrice con Luigi Franchin della galleria a Milano. «L’intenzione è quella di poter mostrare immagini iconiche e altre meno note, ma comunque significative nella storia della fotografia per riscoprire gli straordinari talenti che hanno reso unica, anche a livello internazionale, la fotografia italiana».
In questa seconda puntata possiamo gustare dei tesori – questa volta in bianco e nero – rimasti in ombra nel tempo rispetto a scatti più famosi dello stesso autore, oppure si tratta di fotografi che ora riaffermano la loro attualità con i loro lavori. Allora i campi che diventano linee astratte di Mario Giacomelli e suoi Pretini sono a fianco di un’opera meno nota, Natura morta con bambole.
Poi ritroviamo le perle del primo Mario De Biasi: gli scatti dall’alto di Milano, tra cui la famosissima del Sagrato di Piazza del Duomo. Possiamo tornare a rivedere l’Italia contadina del Sud con le immagini di Antonio Biasucci del 1985, insieme con quelle di Mario Cresci, che esplorano le tracce di riti e memorie che diventano oggetto di indagine in una ricerca di identità collettiva.
Una sequenza di un ritratto di Mario Dondero, testimonia una ricerca più segreta. Franco Vaccari si staglia con una serie delle sue Tracce del 1964: muri scarabocchiati svelano strani geroglifici per fare il punto sulla fotografia come documento e sull’identità collettiva. A fianco delle star si stagliano i lavori meno facili da incontrare: il Neorealismo di Alfredo Camisa e i paesaggi di Luigi Erba con un bianco e nero rarefatto e scomposto nelle sovrapposizioni di inquadrature.
Una parte importante è riservata alla fotografia di architettura che propone esempi diversi di rappresentazione di edifici: dagli scatti di Patrizia della Porta, dove le architetture diventano geometrie metafisiche, alle opere di Pino Musi (Cisterna romana, Fermo del 2000 e Chiesa a Mogno, Svizzera) dove le costruzioni diventano altro, modellate dalla luce, uscendo dal dato reale. Le rarità di Lucien Hervé, uno dei grandi fotografi di architettura del XX secolo, con due scatti sui lavori del 1955 di Le Corbusier: Ahmedabad, India: Mill Owners building e Chandigarh, India: La Haute-Cour. Vintage.
Una parte è dedicata agli artisti che lavorano con la fotografia come Andrea Galvani con la sua opera L’Intelligenza del Male #1 che propone immagini che riflettono sull’ambivalenza dell’intelligenza e sull’ambiguità del male. Un altro è Silvio Wolf, che ha messo al centro del proprio lavoro la riflessione sulla fotografia come medium, una riflessione sui significati filosofici: la soglia, l’assenza, il tempo, la luce.
L’importanza di questa esposizione sta anche nel confronto con le opere di grandi autori internazionali, una scelta che ha permesso di costruire l’affresco di un periodo leggendone i differenti percorsi di creazione e di sperimentazione. I nomi sono quelli di Elliott Erwitt, Horst P. Horst, William Klein tra gli altri.
Di Horst P. Horst spicca American Nude I del 1982. C’è una sala quasi completamente dedicata a Elliot Erwitt, dove troviamo lavori diversi da quelli più consueti: immagini di persone – Inspecting Guards, Teheran, Piano Lesson, Odessa – e un paesaggio, Brasilia del 1961. William Klein, spicca come sempre per l’eleganza e la capacità compositiva: a partire da Hat+5 roses con al centro una donna bellissima con un cappello con cinque rose, seminascosta da volute di fumo e altri scatti iconici: Smoke and veil, Piazza di Spagna + Simone + Nina, Roma.
Si fa anche un viaggio nel tempo a partire dal Futurismo di Renato Di Bosso, Skydiver – Aerosculpture polycrom wood e il Duce – Ritratto sintetico del 1935, si prosegue con Joost Schmidt, Rilievo di un uomo in corsa del 1932 e Arthur Gerlach, Energy (Study for Mural) del 1920.
Fino al 28 febbraio, The Pool NYC è uno scrigno dove andare a cercare delle foto preziose. Inoltre, durante il periodo di apertura delle mostre, Palazzo Fagnani Ronzoni ospiterà una serie di eventi collaterali, come incontri, talk, presentazione di libri, serate a tema con artisti, storici e critici della fotografia.
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