Ph. Luciano Ferrara
Il 2023 sarà ricordato, a Napoli, anche e soprattutto per la realizzazione di un sogno sportivo inseguito da 33 anni. La conquista dello scudetto calcistico, arrivata dopo un’estate turbolenta e di contestazione da parte dei tifosi, ha ribaltato ogni pronostico concretizzando un trionfo che ha esaltato la città in una enorme e prolungata festa collettiva che dura ormai da mesi. Tutti vogliono essere a Napoli in questi giorni. Da ogni parte d’Italia e del mondo, l’assalto dei turisti è stato spinto anche da questa voglia di assistere ai festeggiamenti del popolo napoletano. Festeggiamenti sui quali si è costruita, nell’attesa della matematica certezza, una narrazione epica, dai tratti surreali, basata sulla memoria dei primi due trionfi azzurri del 1987 e del 1990. Quel Napoli di Maradona e di altri campioni è diventato leggenda, ricordo indelebile tramandato di generazione in generazione e di cui la città riporta ancora le tracce vive. Testimone attivo, da sempre immerso nella realtà urbana, Luciano Ferrara ha impresso su pellicola la storia di quei giorni in modo magistrale, attraverso i suoi scatti in bianco e nero e a colori. L’esposizione delle sue fotografie, intitolata “Era de Maggio – Napoli 1987/1990”, dopo essere stata inaugurata negli spazi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, lo scorso 12 maggio, sarà visitabile ancora fino al 12 giugno presso gli spazi della Fondazione Foqus Quartieri Spagnoli.
Il progetto espositivo narra visivamente i momenti vissuti dal popolo napoletano in occasione dei due scudetti del 1987 e del 1990. In mostra insieme alle foto sono stati presentati anche due video: era e maggio, con le fotografie di Luciano Ferrara della festa scudetto del (1987/90), realizzato dalla Scuola di Cinema, Fotografia e Audiovisivo Accademia di Belle Arti Napoli, e Il lascito di D10S MARADONITE, che tratta dell’arte che si interessa alla figura di Maradona, con Domenico Nocera e Glauco Messina. Il catalogo è stato pubblicato dalla Iod edizioni e contiene testi a cura di Gigi Di Fiore, Maurizio Braucci, Januaria Piromallo, Simona Frasca, Rosanna Petrillo, Angela Cerritello, Erri De Luca.
Luciano Ferrara riesce a restituire pienamente l’atmosfera vibrante di quella festa popolare, energica e spontanea, che seppe coinvolgere tutti scatenando la creatività e l’ironia dei napoletani ai massimi livelli mai raggiunti. Sono immagini che narrano di una città profondamente diversa da quella attuale, per la quale quelle vittorie segnarono realmente un riscatto sociale dal Nord dominante, seppure effimero.
«Di Luciano Ferrara ricordo che girava dentro le manifestazioni agitate degli anni Settanta», ha affermato Erri De Luca. «I suoi scatti in bianconero erano termometri, fissavano la temperatura al suolo della città di allora. Poi c’è la foto presa di spalle di un ragazzo argentino che sale i gradini di uno stadio di calcio. Quei pochi passi cambiano l’orologio di Napoli. Prima era in ritardo, andava indietro. Subito dopo eccolo segnare un’ora in anticipo sul tempo. Napoli ha avuto un suo fuso orario indipendente dal resto d’Italia. Quei gradini saliti alla svelta la scaraventano nel suo futuro Rivedo il fotogramma e riconosco una profezia».
Se una nuova profezia sia stata svelata oppure no, se un nuovo tempo si sta aprendo per la città di Napoli o meno, non sta a noi stabilirlo, quel che è certo è che la mostra fotografica di Luciano Ferrara offre un occasione preziosa per tracciare un collegamento con la contemporaneità e aprire una doverosa riflessione su quello che abbiamo perso o forse ritrovato.
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