Milton H Greene, Women di Milton H. Greene © Milton H. Greene – Elizabeth Margot Collection
Il Summer Jamboree, Festival Internazionale di musica e cultura dell’America degli anni ’40 e ’50, che tutte le estati anima la città di Senigallia con concerti e una contagiosa atmosfera vintage, per la sua XXI edizione debutterà in anticipo, dal 30 luglio all’8 agosto e con un grande palinsesto di carattere culturale.
Ad essere attesissima è la mostra fotografica “Women”, dedicata al più intimo confidente delle donne e fotografo geniale delle sue muse Milton H. Greene. Il percorso espositivo ospitato a Palazzetto Baviera dal 17 giugno fino al prossimo settembre – sottolineando così la sinergia tra Summer Jamboree e Senigallia Città della Fotografia – e pensato da Anne Morin, presenterà un vasto corpus di immagini realizzate da Greene, che immortalano alcune famose celebrities negli anni di grande prosperità per l’industria cinematografica a stelle e strisce.
Il “wonder boy” del colore, nato a New York nel 1922, i cui lavori sono apparsi sulle principali testate americane tra cui Life, Look, Harper’s Bazaar, Town & Country e Vogue, e a cui viene riconosciuto il merito di aver portato – insieme ad altri eminenti fotografi come Richard Avedon, Cecil Beaton, Irving Penn e Norman Parkinson – la fotografia di moda nel regno delle belle arti, ha saputo raccontare in maniera magistrale caratteri hollywoodiani mai visti.
Da Kim Novak a Marlène Dietrich, da Shirley McLaine a Cary GrantMilton, soffermandosi sulle pose, la luce naturale e dando sempre visibilità al soggetto reale dell’immagine, H. Greene è riuscito a tirare fuori la vera personalità di ciascuno dei personaggi ritratti e ad essere per questo amato da tutte le grandi star femminili del tempo.
Preziosi sono gli scatti dedicati alla diva per eccellenza Marilyn Monroe: un vero e proprio sodalizio artistico, fatto di fiducia e amicizia, che negli anni ha portato alla costituzione di un ricco ed originale repertorio di immagini, nelle quali Marilyn emerge in tutte le sue sfaccettature più umane.
Caratteristica fondamentale e non trascurabile del lavoro di Greene era infatti il rapporto con i soggetti delle sue fotografie. L’abilità di regista gli permetteva di catturare quelle qualità che meglio rappresentavano la persona reale, rendendo ciascuna delle sue immagini una dichiarazione eloquente e unica del soggetto ritratto e convertendo così la sua particolare visione in arte fotografica. Non a caso Marilyn affidò a Greene la sua autobiografia, chiamata “La mia storia”.
Il numero di celebrità che negli anni si mette in posa davanti al suo “schietto” obiettivo è il segno inequivocabile della fiducia riposta nelle sue capacità di ritrarre e consacrare la bellezza, senza trucco e senza inganno, di saper mostrare come nessun altro la dolcezza di Candice Bergen o quelle versioni insolite di Audrey Hepburn e Farrah Fawcett. Lo sguardo sensibile e attento, la potenza espressiva, il talento innato per la composizione, l’attenzione data alle sfumature più spontanee dell’eleganza, dicono tutto della volontà di entrare in sintonia con ogni soggetto e riuscire così a mostrarne gli aspetti più inediti e intimi. Per questo il lavoro di Milton H. Greene, continuerà a essere considerato rappresentativo di un’era, certo forse ormai finita, ma che si rifletterà sempre invariata nelle sue immagini iconiche.
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