Horst P. Horst, "Cy Twombly in Rome", 1966. Courtesy Horst Estate.
CAMERA â Centro Italiano per la Fotografia di Torino, a via delle Rosine 18, inaugura la propria stagione di mostre 2021. Ospita ed espone dal 28 aprile al 4 luglio le personali: Street Life, dedicata a Lisette Model e curata da Monica Poggi, Style and Glamour, dedicata a Horst P. Horst e curata da Giangavino Pazzola, e Roberto Gabetti fotografo, curata da Sisto Giriodi, che si protrae fino al 23 maggio.
La programmazione espositiva e culturale, sostenuta dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, riceve il patrocinio su specifiche iniziative di Regione Piemonte e CittĂ di Torino e il sostegno da parte della comunitĂ di privati âAmici di CAMERAâ.
Si tratta di una proposta volutamente ricca e stimolante quella del Centro che, dopo mesi di astinenza forzata data lâemergenza sanitaria, celebra la primavera rispettando le prescrizioni in vigore e presentando questa grande mostra tripartita allâinsegna dellâironia tagliente, dellâeleganza estetica e del rigore architettonico, che hanno come fil rouge il mezzo fotografico.
âLa fotografia è sempre testimone dei tempi, di quelli felici e di quelli cupi, del mondo della strada e dei locali notturni, di quello ovattato della moda e del jet set: cosĂŹ ripartiamo, speriamo definitivamente, dopo i nostri tempi cupi, immaginando quelli feliciâ, commenta Walter Guadagnini, il direttore di CAMERA.
âLo faremo ospitando i capolavori di due maestri del passato, molto diversi tra loro, ma entrambi capaci di ritagliarsi un ruolo importante nella storia della fotografia e capaci di influenzare, con la loro arte, successive generazioni di fotografiâ, conclude il presidente Emanuele Chieli.
Maestri del passato e del presente
Lisette Model e Horst P. Horst, si avvicinano al mondo della fotografia a Parigi, parallelamente negli Anni Trenta e forniscono, in forma contrapposta, una visione binaria di quel periodo storico, facendosi portavoce di una tra le stagioni culturalmente e artisticamente piĂš feconde del secolo scorso, tra lâesaltazione della modernitĂ e il ritorno allâordine.
Pungente e caricaturale, la street photographer seleziona come soggetti della sua indagine i personaggi che popolano una societĂ irriverente e decadente; di ispirazione classica, invece, il genio della fotografia di moda sceglie come modello il concetto alla base del canone policletiano e della bellezza ideale. Lâatteggiamento opposto assunto dai due fotografi diventa la chiave di lettura della personale a loro dedicata, attraverso il format CAMERA DOPPIA.
Roberto Gabetti, invece, ospitato presso la Project Room del Centro, funge come esempio a sĂŠ; nasce come importante architetto e professore di progettazione e si evolve come fotografo, offrendo unâinterpretazione multilaterale della vita quotidiana, secondo il filtro razionale dellâarchitettura.
Tali autori dimostrano che, solo reinventando sĂŠ stessi, sono stati in grado di porre le basi per la nascita di un nuovo modo di osservare e catturare la realtĂ , diventando grandi protagonisti della storia del linguaggio fotografico e punti di riferimento nello sviluppo del genere di cui si fanno emblema.
Le esposizioni riprendendo il filone dedicato ai grandi autori della storia della fotografia del XX secolo, inaugurato giĂ dalla mostra su Carlo Mollino nel 2018 e proseguito con quella su Man Ray nel 2019, che offre lo spunto non solo per indagarne la maestria di questi autori, ma anche per apprezzare le diverse declinazioni artistiche dello strumento fotografico: dallâarchitettura al ritratto, dalla fotografia di strada a quella di moda.
Street Life, la mostra dedicata alla fotografa austriaca Lisette Model (Vienna, 1901 â New York, 1983), accompagnata dal catalogo pubblicato da Silvana Editoriale, è curata da Monica Poggi e realizzata grazie alla collaborazione con la mc2gallery di Milano, la Galerie Baudoin Lebon di Parigi e la Keitelman Gallery di Bruxelles. Dopo le recenti antologiche allâAperture Gallery di New York nel 2007 e al Jeu de Paume di Parigi nel 2010, è la prima realizzata in Italia.
Con una selezione di ben oltre 130 fotografie, il percorso espositivo ripercorre per intero la carriera dellâautrice.
Si parte con la prima sala, Promenade des Anglais e prime opere, ispirata al suo soggiorno francese negli Anni Trenta, a seguito della morte del padre, con lâesposizione delle fotografie della nota serie Promenade des Anglais, realizzata a Nizza e pubblicata nel 1935 anche dal giornale âRegardsâ. Come risultato degli insegnamenti appresi dalla sorella Olgadove e dallâamicizia con Rogi AndrĂŠ, Model rivolge lo sguardo alla borghesia oziosa e declinante in villeggiatura e alla vita trascorsa metodicamente fra le strade della cittĂ .
Prosegue la mostra con la seconda sala, New York, dedicata al soggiorno americano dellâautrice, a seguito del matrimonio con il pittore Evsa Model nel 1937. Qui sono visibili le serie Reflections e Running Legs, entrambe legate alla cittĂ , la prima ai riflessi che prendono forma autonoma dalle vetrine dei negozi e la seconda al movimento incessante e frenetico delle gambe dei passanti.
La terza sala, Life is a Show, espone gli scatti della seconda metĂ degli anni Quaranta e la prima degli anni Cinquanta, rivolgendo lâattenzione agli elementi posti forzatamente in condizione di essere âosservatiâ. Oggetti di massa ed edifici fuori misura si fondono e confondono con le persone, in un insieme onirico e documentario, rivisitato e innovativo. Le immagini degli abitanti di New York che, in questo periodo, vengono immortalati in modo sprezzante e ironico, diventano iconiche, apparendo sulle celebri riviste come âHarperâs Bazaarâ, âCueâ, âP. M. Magazineâ, âLookâ, âVogueâ e âThe Saturday Evening Postâ.
La strada, gli anfratti del Lower East Side e i bar sono per la Model i palcoscenici ideali sui quali recitano, ignari, gli attori della controversa commedia dellâarte che è la vita.
Non mancano in mostra anche i suggestivi scatti a Bud Powell, Percy Heath, Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, realizzati allâinterno dei locali di musica jazz, da lei stessa definiti âluoghi dove ricercare la vera essenza degli Stati Unitiâ. Il jazz, nonchĂŠ titolo della quarta sala, sta allâimprovvisazione come lâimprovvisazione sta alla base dellâoperato della fotografa.
Durante il boom economico, nel periodo di maggiore crescita per gli Stati Uniti, dove tutto sembra proteso alla velocitĂ della âluceâ verso il futuro, lâuso ripetuto del flash si fa elemento costante di questa introspezione del reale di Lisette Model, volto a scarnificare lâumanitĂ dalla sovrastruttura che la ingabbia per giungere alla sua essenza.
La gestualità dei soggetti è esagerata come una risata sguaiata, le inquadrature appaiono fastidiosamente ravvicinate e i contrasti esasperati accentuano, con compiaciuta sfrontatezza, le imperfezioni del corpo e della società .
In mostra, tuttavia, sono presenti anche progetti meno conosciuti, come il reportage dedicato alla Lighthouse di San Francisco, organizzazione che offre lavoro e assistenza a persone cieche o quello realizzato durante le gare equestri a Belmont Park.
Lisette Model. Street Life è unâesposizione che sottolinea lâimportanza che la fotografa ha avuto non solo durante il suo periodo di insegnamento, con allievi come Diane Arbus e Larry Fink, ma nello sviluppo stesso della fotografia dagli anni Cinquanta e Sessanta fino ad oggi.
La mostra Style and Glamour, dedicata al noto fotografo tedesco Horst Paul Albert Bohrmann, in arte Horst P. Horst, accompagnata dal catalogo pubblicato da Silvana Editoriale, è curata da Giangavino Pazzola e realizzata grazie alla collaborazione con lâHorst P. Horst Estate e Paci Contemporary Gallery di Brescia.
Con una selezione di circa 150 opere di differente formato, il percorso espositivo presenta in senso cronologico sessantâanni della carriera del fotografo, ripercorrendone i principali periodi fecondi secondo gli snodi rilevanti della sua evoluzione.
La quinta sala funge come introduzione e introspezione allâautore e ne svela le influenze dei maestri del Bauhaus in Germania e il rapporto con Le Corbusier in Francia, gli elementi costitutivi della sua indagine con il rapporto natura-cultura, il ritratto ambientato e la meticolosa cura del dettaglio, riscontrabili sia nelle fotografie al gotha intellettuale parigino sia nei vari autoritratti che nelle cĂŠzanniane nature morte.
La seconda sezione dedicata al fotografo trova spazio nella sesta sala dedicata al Surrealismo francese e al Surrealismo americano con le opere realizzate durante la fase parigina e newyorchese, influenzati dal romanticismo e dal surrealismo, durante i quali realizza immagini iconiche quali Mainbocher Corset, Parigi, 1939, e Hand, Hands, New York, 1941.
Lâuso del colore nella fotografia di Horst è il soggetto di Fashion in color, nel quale vengono ospitate le piĂš celebri copertine di âVogueâ, con cui il fotografo tedesco crea un sodalizio artistico lungo quarantâanni che si origina dai primissimi Anni Trenta.
Come anello di congiunzione troviamo in House, Garden&People, le sorprendenti immagini dâinterni realizzate a partire dagli anni Quaranta e divenute presto una delle occupazioni principali del fotografo, anche grazie allâinteresse di Diana Vreeland, direttrice di âVogueâ dal 1962. Preso il posto di Jessica Daves, con il preciso intento di rinnovare lâestetica della rivista, la nuova direttrice commissiona ad Horst una serie di servizi sui giardini e sulle dimore dellâalta societĂ , dagli artisti alle celebritĂ , che saranno anche i personaggi scelti per âHouse&Gardenâ negli Anni Settanta.
La messa a fuoco di questa sezione viene dedicata allâItalia, con lâappartamento romano del pittore statunitense Cy Twombly, adornato di proprie opere e sculture classiche, e con la tenuta di Villar Perosa, il cui fascino senza tempo si sposa con unâelegantissima Marella Agnelli, che posa al suo interno.
Come completamento della mostra e ultima sintesi del talento visionario di questa figura di spicco nella fotografia del XX secolo, tra opere note e sorprendenti inediti, sono esposte in Round the clock and more le ultime realizzazioni del percorso professionale di Horst risalenti agli Anni Ottanta, con le immagini tratte dalla rinomata serie Round the clock, New York, 1987.
Il lavoro di Horst P. Horst si pone, secondo la dicotomia tra ripresa classica e influenza avanguardista, come un elogio allâequilibrio delle membra e allâarmonia dei pieni sui vuoti, impreziositi da unâilluminazione della scena che rende indiscutibili le capacitĂ compositive dellâautore tedesco.
CAMERA mira alla valorizzazione dei patrimoni fotografici, coinvolgendo anche quelli poco noti e dal 28 aprile al 23 maggio, nella sua Project Room, ospita con il contributo della Regione Piemonte una mostra dedicata, a ventâanni dalla scomparsa, allâoriginale sguardo fotografico di Roberto Gabetti (Torino, 1925-2000), universalmente e maggiormente conosciuto per la sua professione di architetto.
Curata da Sisto Giriodi e accompagnata da un catalogo di oltre 200 scatti e testi di Daniele Regis, lâesposizione Roberto Gabetti fotografo presenta per la prima volta unâampia selezione dellâarchivio privato dellâarchitetto e professore universitario italiano, con i provini che ne costituiscono il fondo fotografico, composto da circa 300 rullini di 35 mm, per un totale di 5.000 negativi, corredati dalle informazioni di contesto che permettono di risalire ai soggetti, al luogo e, spesso, anche alla data degli scatti.
Sulla base di questo patrimonio, Giriodi ha deciso di costruire un percorso espositivo che, attraverso piĂš di cento fotografie stampate dai negativi originali, mostra modellini e progetti di Gabetti che esprimono il gusto per la linea e la forma, ripercorrendo diversi momenti della sua vita privata e professionale, compresi i viaggi in Italia (in particolare Venezia) e allâestero.
âRoberto Gabetti, conosciuto come importante architetto, autorevole professore di progettazione, apprezzato come âscrittore di complementoâ, autore di libri e saggi su temi diversiâ, commenta il curatore della mostra Sisto Giriodi, âha tenuto per ventâanni, dal â45 al â65, un âdiarioâ fotografico, fino ad ora segreto, dei suoi viaggi di studio, dei progetti e dei cantieri. Quei rullini sono rimasti in un antico cassettone nello studio di via Sacchi 22 a Torino, sviluppati e imbustati nei âlibrettiâ dal laboratorio di Riccardo Moncalvoâ.
BenchĂŠ completamente dedito alla pratica dellâarchitettura, lâosservazione di Gabetti della realtĂ circostante e delle costruzioni è spesso stata accompagnata dal mezzo fotografico, come prolungamento del suo occhio e del suo corpo, come punto di fuga della concentrazione visiva.
Dotato di una Leica, Gabetti si cimenta con le riproduzioni fotografiche dei modelli di studio, attraverso i quali la fotografia permette una nuova modalitĂ di valutazione dellâarchitettura stessa.
La fotografia di Gabetti da un lato si fa conoscenza delle ragioni delle architetture, delle cittĂ e dei paesi e dallâaltro coglie immagini della vita quotidiana, diventando antropologia visiva dei modi di vivere e di abitare con âimmagini del mondo che siano una misura dellâesperienzaâ, citando le parole del fotografo Luigi Ghirri.
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