Categorie: Fotografia

I gelati letterari di Ben Denzer

di - 31 Agosto 2019

Un bel libro e un buon gelato. Non è soltanto un suggerimento per le vacanze, ma anche un’idea del designer newyorkese Ben Denzer, che li accoppia in accattivanti fotografie che hanno conquistato migliaia di followers su Instagram. L’idea di fondo è molto semplice: Denzer seleziona libri dalle copertine “instagrammabili” e poi corre in gelateria per acquistare dolci dai colori affini a quelli dei volumi selezionati. Non ha tempo di raggiungere il suo studio, i gelati si scioglierebbero prima ancora di aver elaborato una composizione. Posiziona allora direttamente per strada un fondale bianco, che modificherà in un secondo momento, e crea le sue studiate e appiccicose composizioni. Lì, all’aperto, aspetta solo che il caldo faccia la sua parte e sciolga creme, glasse e ghiaccioli sulle pagine dei libri. Sembra quasi una performance urbana, racconta Denzer, che raccoglie le reazioni dei passanti interdetti davanti al suo lavoro. In studio aggiunge con Photoshop fondali coloratissimi e posta il risultato sulla sua pagina Instagram @Ice_cream_books, nata ormai tre anni fa e che ora conta più di 29mila followers. Le copertine dialogano con i dolci in accattivanti composizioni visive: sembra che la racchetta della copertina dei saggi sul tennis abbia appena colpito la pallina gelato, così come la raccolta degli scritti di Donald Judd è trafitta da gelati biscotto impilati, che ricordano l’opera dell’artista minimal. L’obiettivo di questa ricerca fotografica è quello di riportare in auge l’interesse per il libro inteso come oggetto fisico. In un’intervista su Dezeen, Denzer spiega la sua fascinazione per i libri: sono contemporaneamente oggetto e contenuto, dice, e c’è un rapporto ambiguo tra i due elementi. Il contenuto testuale riesce a sopraffare l’interesse per l’oggetto fisico, che lui, da designer, osserva invece con grande interesse. I suoi scatti tentano di far mutare la percezione anche al pubblico, invitandolo a guardare il libro come oggetto fisico e sconfessare così il tabù più grande della letteratura e permettersi ogni tanto di “giudicare il libro dalla copertina”.

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