28 ottobre 1977, Campbell, Ohio. © Stephen Shore/Mack
Nel 1977 il fotografo statunitense Stephen Shore, si recò nella rust belt, la cosiddetta “cintura di ruggine” che comprendeva varie città nello stato di New York, in Pennsylvania e nell’Ohio orientale. L’intento era quello di fotografare le fabbriche, i lavoratori e le loro famiglie. Queste fotografie hanno rivelato nel tempo la rilevanza politica di un progetto multiforme che documenta il fascino delle città industriali in declino. Paesaggi, ritratti, scene d’interni: dentro e fuori la vita comune dei lavoratori delle città americane dove l’acciaio diventa ruggine, per svelarne la bellezza.
Stephen Shore e la fotografia si incontrano la prima volta quando lui, ancora bambino, ricevette in regalo una Kodak dallo zio. Da allora è nata una grande relazione, che ha fatto tesoro della lezione di Walker Evans e che ha portato il fotografo statunitense a confrontarsi con personalità come il direttore del MoMA di New York. Il fortunato incontro successivo: Andy Warhol. Un rapporto d’amicizia legava Stephen Shore al re della pop art, tra gli scatti e le chiacchierate nello spazio della Factory. Shore ebbe le giuste intuizioni e con le sue fotografie diventò nel 1971 il primo fotografo vivente a essere esposto al Met Museum di New York, con un’esposizione di scatti a colori.
Steel Town è la raccolta di foto che hanno immortalato il fascino del declino nelle città industriali americane sul finire degli anni ’70. Una serie di scatti che non raccontano solo immagini ma riflettono anche una situazione dettata dalla storia politica americana. I problemi cominciarono nelle città-fabbrica di Ohio, Pennsylvania e nello Stato di New York, da lì si estesero al livello nazionale. I “nuovi” democratici erano d’accordo coi repubblicani sul fatto che regolamentare troppo il lavoro portasse a un blocco della crescita economica. Così, iniziarono i licenziamenti: migliaia di persone perdevano il lavoro a Lackawanna, a Johnstown, a Conshohocken.
Stephen Shore andava a visitare quei posti, incontrava i lavoratori che avevano appena perso il lavoro. Le fabbriche erano deserte, gli impianti fermi e le strade vuote. Le persone che prima erano impiegate nel settore industriali vivevano ormai in città dove l’acciaio diventava ruggine.
Nella seconda metà del secolo scorso, l’approccio alla fotografia di Stephen Shore rompeva col passato e faceva di lui uno dei fotografi più importanti della sua generazione. Il motivo: l’uso pioneristico della fotografia a colori, per fermare la bellezza della semplicità nella vita americana di tutti i giorni. Lo spirito da viaggiatore, un occhio incline alla bellezza, capace di scovarla anche nei disegni di linee d’acciaio: non nel sensazionale ma nel normale, non nello straordinario ma nell’ordinario.
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