Tutta la vita di ognuno di noi, la lunga sequenza di passioni, debolezze, pensieri, gesti, può entrare in un solo oggetto. Già, ma quale? Per un artista, la risposta è nei suoi strumenti. Insomma, si può riconoscere un pittore dalla sua tavolozza? È la domanda poetica che il fotografo e artista tedesco Matthias Schaller si pose nel 2007, durante una visita allo studio di Cy Twombly, a Gaeta. Ne è scaturito un progetto, tuttora in corso, in parte esposto dal primo luglio nella Sala delle Colonne delle Gallerie d’Italia di Piazza della Scala, la sede espositiva di Intesa Sanpaolo a Milano.
In esposizione, una selezione di 19 fotografie di grande formato del progetto che, a oggi, si compone di più di 200 tavolozze di 86 pittori. Da semplice strumento di lavoro, nell’obbiettivo di Schaller la tavolozza diventa dunque l’elemento narrativo principale, attraverso cui leggere la personalità dell’artista e la sua pittura, prima di diventare opera. Nelle immagini, si percorre la traccia lasciata dalla preparazione delle tinte, dalla spatola o del pennello, si segue la materia del colore steso, mescolato, essiccato, la vernice raschiata, le macchie che esprimono l’intimo legame tra la mano, il corpo, la mente dell’artista.
«Pittura prima della pittura, ne raccontano il modo di lavorare, le preferenze cromatiche, la gestualità con cui il colore è trasferito sulla tela; testimone toccante del percorso del pittore, la tavolozza ne costituisce il lascito», spiegano gli organizzatori. E così, in una inversione del punto di vista, dall’opera allo strumento, la serie si chiama “Das Meisterstück”, “Il Capolavoro”.
«Trasferita dalla sfera della pittura a quella della fotografia, la tavolozza si smaterializza fino a perdere ogni connotazione fisica e materiale; assume un nuovo significato, un nuovo status. Non più utensile, trasmigra nella bidimensionalità della visione frontale, astratta». Interessante, a questo punto, confrontare la tavolozza fatta opera e l’opera che ne è scaturita. In occasione della mostra, una fotografia della tavolozza di Giorgio De Chirico è posta in dialogo con il dipinto dello stesso artista, Manichini in riva al mare (1926), appartenente alle collezioni di Intesa Sanpaolo. D’altra parte, la tavolozza, come ci ricorda Wassily Kandinsky, è una «Opera […] spesso più bella di qualsiasi opera».
Biografia di Matthias Schaller
Nato nel 1965 a Dillingen an der Donau, Matthias Schaller attualmente vive tra Vienna e Venezia. Ha studiato antropologia visiva presso le Università di Hamburg, Göttingen e Siena. Si è laureato con una tesi sul lavoro di Giorgio Sommer (Frankfurt 1834 – 1914 Napoli), uno dei fotografi di maggior successo dell’Ottocento.
Il lavoro di Schaller è stato esposto, tra le altre istituzioni, alla Biennale di Venezia, alla Fondazione Giorgio Cini, Ca’ Pesaro e Museo del Vetro a Venezia, al Museo d’Arte Moderna e al Museo di Arte Contemporanea di Rio de Janeiro, al Picasso Museum di Münster, al Victoria & Albert Museum di Londra, al Wallraf-Richartz Museum di Colonia, al Museum Serralves di Porto, al Museum of Fine Arts di Boston, al SITE di Santa Fe, e al Kunstpalast di Düsseldorf.
L’artista è stato insignito dei premi Fellowship – DAAD, Roma nel 1992, Fellowship – Tokyo Wonder Site, Tokyo nel 2008 e per tre volte, nel 2009, nel 2010 e nel 2020, del premio German Photobook Award. Schaller lavora con la Galleria Casamadre (Napoli) e la Sonnabend Gallery (New York City).
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