Aquila, ©Stefano Cerio
Paesaggi aspri, linee aguzze che spuntano da chiazze d’erba bassa, una natura forte, resistente. E poi, un elemento dall’opposta consistenza, un giocattolo gonfiabile dai colori accesi, castelli e scivoli, morbidi e accoglienti, dunque estranei, provenienti da un altro mondo, sviluppatisi in condizioni ambientali diverse. Così, con questi paradossi materici e insieme visivi, Stefano Cerio ha raccontato fotograficamente il territorio abruzzese colpito dal terremoto del 2009, concentrando l’obbiettivo, in particolare, sulle montagne circostanti L’Aquila. Già esposte in diverse occasioni, tra cui proprio al MAXXI l’Aquila e a giugno 2022 in una delle sedi dello Studio Trisorio a Napoli, le immagini di quel progetto sono andate a comporre una nuova pubblicazione edita da Hatje Cantz Verlag, storico editore di libri tedesco specializzato in fotografia, che già ha pubblicato altri cataloghi di Cerio.
Nato nel 1962, Stefano Cerio vive e lavora tra Roma e Parigi. Inizia la carriera di fotografo a 18 anni e dal 2001 il suo interesse si sposta progressivamente verso la fotografia di ricerca e il video. Le sue opere affrontano il tema della rappresentazione ed esplorano le zone di confine tra visione, realtà e orizzonte delle aspettative dello spettatore, mettendo in scena una realtà possibile ma, in effetti, impossibile. Lavorando sulla pretesa oggettività dell’immagine fotografica fredda, le opere di Cerio schiudono sempre ampi spazi al soggetto, tanto come individuo che come collettività. Celebri le sue serie dedicate ai luoghi del divertimento di massa ma all’orario di chiusura, quando le persone non ci sono più e le macchine utilizzate per accompagnare e favorire la socialità sono ormai sobriamente disattivate.
Realizzate in Abruzzo in diversi periodi dell’anno, le fotografie che Stefano Cerio ha dedicato a L’Aquila ritraggono ambientazioni di grande impatto e non distanti dalla città, tra Campo Felice, Campo Imperatore e Pescasseroli. Luoghi di turismo improvvisamente silenziosi, riattivati dalla presenza fantasmatica delle popolari attrazioni gonfiabili da luna park. Il cortocircuito è potente e suggestivo e questa sorta di aritmia si può anche toccare: la copertina rossa del libro pubblicato da Hatje Cantz, che presenta anche un testo critico di Stefano Chiodi, è infatti in pvc, lo stesso materiale usato per realizzare i gonfiabili.
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