© Josef Koudelka / Magnum Photos - Pompei, Italia, 2012
Nella Capitale si riparte dalla fotografia. “Josef Koudelka. Radici. Evidenza della storia, enigma della bellezza” è la mostra-evento che riapre la nuova stagione in presenza nei Musei in Comune di Roma, allestita al Museo dell’Ara Pacis e promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Contrasto e Magnum Photos, in collaborazione con Villa Medici. Académie de France à Rome e Centro Ceco. “Radici” rappresenta l’unica tappa italiana di un progetto inedito sviluppato dal fotografo ceco in trent’anni di lavoro, che l’hanno visto impegnato in una mappatura del Mediterraneo attraverso le vestigia delle antiche civiltà che lo hanno abitato e portato alla sua magnificenza nel passato. In oltre cento immagini, la retrospettiva ci ripropone i viaggi di Koudelka che, armato di sacco a pelo e macchina fotografica, ha ripercorso minuziosamente l’Europa e il Medio Oriente alla ricerca delle nostre origini, mosso dalla suggestione che “Le rovine non sono il passato, sono il futuro che ci invita all’attenzione e a godere del presente” e dal fascino che questi luoghi antichi e immobili hanno suscitato in lui. Nelle stampe panoramiche di grande formato, cui il bianco e nero conferisce ancora maggiore solennità, possiamo ammirare alcuni paesaggi a noi familiari – riconosciamo il Colosseo e i Fori Imperiali – e altri remoti, a volte non più esistenti, come le vedute del sito archeologico di Palmira in Siria, che ci ricordano tra l’altro l’intramontabile ruolo della fotografia nel documentare e conservare la realtà.
Ancora, ritroviamo siti archeologici molto noti come il Teatro di Epidauro in Grecia, la Biblioteca di Celso in Turchia, il Tempio di Paestum in Italia e Petra in Giordania, per citarne solo alcuni. Ma più che del reportage, l’esperienza di Koudelka ha il sapore del pellegrinaggio senza tempo, muto e contemplativo, lungo il quale il fotografo si ritrova a dormire sotto le stelle in attesa del primo chiarore dell’alba, attendendo giornate intere che i raggi del sole colpiscano un punto preciso perché possa apparire l’immagine da lui desiderata attraverso l’obbiettivo (come spiega egli stesso nel video Obbedire al sole, realizzato in occasione della mostra e proiettato nella sala finale).
Sono radici mistiche e poetiche quelle che ci vengono restituite, reinterpretare con prospettive insolite, abitate unicamente dal contrasto tra luci e ombre ed esaltate da un allestimento singolare, dove vediamo alcune fotografie impresse in parallelepipedi disseminati a terra come rovine spezzate, ad omaggiarne i soggetti e la cornice stessa dell’Ara Pacis Augustae. Una mostra che è un’occasione unica per gli appassionati di fotografia e che per tutti noi sancisce il ritorno al museo come un atto emozionale. La retrospettiva è accompagnata anche da un volume omonimo, edito da Contrasto e introdotto da testi di Franco Farinelli, Héloïse Conésa, Bernard Latarjet e Alain Schnapp.
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