Barrakka Gardens, Valletta
Architetture, ambienti storici e palazzi emblematici di Malta, sono i protagonisti del Calendario Di Meo 2026 nelle fotografie di Massimo Listri, chiamato a raccontarli con il suo sguardo, catturandone lo splendore. Il suo contributo fotografico testimonia una continuità: quella tra storia, arte, luce, forma.
Nato a Firenze nel 1953, figlio del giornalista e scrittore Pier Francesco Listri, Massimo Listri comincia a fotografare fin da giovane: a 17 anni collabora con riviste dedicate all’arte e all’architettura, mentre studia Lettere e Arti, disciplina che nutre il suo sguardo con sensibilità umanistica. Nel 1981 è tra i fondatori della celebre rivista FMR di Franco Maria Ricci e sulla prestigiosa rivista d’arte ha pubblicato, nell’arco di 20 anni, reportage di palazzi, ville, interni architettonici di tutte le epoche. Ha esplorato interni di biblioteche, palazzi, musei, dimore storiche, luoghi sacri, sale di lettura, teatri: architetture che parlano al passato ma che, attraverso le fotografie, svelano la loro viva presenza.
In oltre trenta anni di carriera, Listri ha prodotto più di 80 libri fotografici con editori prestigiosi in Europa e negli Stati Uniti, con soggetti che vanno dagli interni sontuosi di palazzi europei alle biblioteche antiche, passando per interni suddivisi per stile, epoca, continente. Ha esposto in personali e mostre collettive internazionali: tra le sedi più importanti figurano il Palazzo Reale di Milano, il Palazzo Pitti di Firenze, i Musei Vaticani, il Museum of Modern Art di Bogotà, la Morgan Library & Museum di New York, il Museo Nacional San Carlos a Città del Messico, il Benaki Museum di Atene, il Kunsthistorische Museum di Vienna, tra molti altri.
La sua fotografia è immediatamente riconoscibile per la sua cura nella luce, per la precisione della composizione, per l’uso dell’inquadratura che restituisce la maestosità dello spazio architettonico, spesso interni grandiosi oppure luoghi minimi, con una forte presenza del silenzio, della calma. Listri evita sovrapposizioni narrative visive: raramente compaiono persone nei suoi scatti, e quando accade è in forma di presenza lieve, quasi simbolica. Ciò che predomina è la struttura architettonica, gli arredi, le texture, i segni del tempo, il patina, la luce naturale che entra da finestre, la prospettiva che conduce lo sguardo, lo spazio che respira.
Per il Calendario Di Meo 2026, Massimo Listri ha fotografato 12 splendidi spazi maltesi: i Barrakka Gardens, il Palazzo del Gran Maestro di Valletta, l’Auberge de Provence, il Palazzo della Curia arcivescovile, Casa Rocca Piccola, la Rotonda di Mosta, la Biblioteca Nazionale, Palazzo Dorell, l’Oratorio dei Gesuiti, Verdala Palace, Palazzo Parisio, Villa Bologna, Teatro Manoel. Ogni immagine non è solo documento visivo ma incarnazione della memoria, della bellezza architettonica, del rapporto tra decorazione e spazio sacro o civile.
Fotografie che dialogano con la storia mediterranea condivisa tra Napoli e Malta, con i nodi architettonici, culturali, religiosi che hanno unito le due città e che Listri interpreta con il suo stile.
A ogni immagine del calendario corrisponde un racconto che indaga il legame tra Napoli e Malta. A firmare la parte testuale sono giornalisti, musicologi, professori e critici d’arte che raccontano i legami che uniscono le due città mediterranee: Louise Cutajar, Nicholas J. Doublet, Claude Busuttil, Keith Sciberras, Regina Egle Liotta Catrambone, Sandro Debono, Fernando Mazzocca, Michael Trapani Galea Feriol, Kenneth Zammit Tabona, Titta Fiore, Dinko Fabris, Edgar Vella.
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