Gabriele Basilico, Milano 1978-80, ©Archivio Gabriele Basilico
In occasione dei dieci anni dalla scomparsa di Gabriele Basilico, Palazzo Reale e Triennale Milano, uniscono le forze per rendere omaggio a una delle figure più importanti del panorama della fotografia italiana. Promossa e prodotta con il Comune di Milano-Cultura, insieme a Electa, e con il contributo scientifico dell’Archivio Gabriele Basilico, la mostra Gabriele Basilico. Le mie città, si compone di un corposo nucleo di circa 500 opere, dislocate nelle due sedi espositive milanesi. Si parte dalla Triennale che propone un approfondimento sulla città che ha dato i natali al fotografo, attraverso una documentazione fotografica raccolta in quasi quarant’anni di carriera. Centinaia di opere disposte a parete, un’accurata selezione di immagini d’archivio in teca e 13 serie fotografiche ospitate nello spazio della Galleria, guidano il visitatore all’interno del tessuto urbano dell’area metropolitana meneghina in continua evoluzione, il tutto accompagnato dall’allestimento realizzato appositamente da Francesco Librizzi Studio.
La mostra, in queste sede curata da Giovanna Calvenzi e Matteo Balduzzi, si delinea attraverso il racconto delle periferie milanesi degli anni settanta, l’inchiesta dedicata alle fabbriche, l’indagine sulle architetture del modernismo milanese, il progetto sulla città di notte per l’AEM, i lavori per la costruzione del quartiere di Porta Nuova e il restauro del tetto del Duomo avvenuto nel 2012, affiancato da tre nuclei di opere provenienti dal Museo di Fotografia Contemporanea. «Negli anni Milano è diventata per me come un porto di mare, un luogo privato dal quale partire per altri mari, per altre città, per poi ritornare e quindi ripartire» diceva Basilico a proposito del rapporto con la sua città, ed è proprio grazie alle sue parole che è possibile rintracciare le fondamenta di questo edificio-mostra messo in piedi dai suoi architetti. Dal focus su Milano presentato in Triennale, si passa infatti a Palazzo Reale, dove lo sguardo si sposta su una dimensione più ampia: il resto del mondo.
Curata questa volta da Giovanna Calvenzi e Filippo Maggia, la ricca selezione di circa 200 opere, realizzate in occasione di eventi internazionali e provenienti dall’archivio dell’artista, si articola ulteriormente in due spazi focalizzati sul contesto nazionale italiano e su altre metropoli. L’ambiente del Lucernario accoglie infatti Sezioni del paesaggio italiano, un’indagine sui cambiamenti del paesaggio che attraversa l’Italia da nord a sud, realizzata in collaborazione con Stefano Boeri per la Biennale di Architettura del 1996. La Sala delle Cariatidi è in definitiva quella dal respiro più internazionale, dove 100 fotografie di oltre 40 città, da San Francisco a Tokyo, da Beirut a Parigi, delineano un planisfero costellato di grandi centri abitati.
Anche in questo caso il percorso espositivo è stato pensato in stretto rapporto alle opere, ideato e progettato da Filippo Maggia con Umberto Zanetti, ricrea un tracciato urbano per far sì che il visitatore, iper-moderno flâneur sempre dotato di un cellulare a portata di mano, si perda a passeggiare sui marciapiedi di questa città fittizia, affollata da costruzioni edilizie e permeata dal grigiore dello smog, così come faceva Gabriele Basilico, con in mano la sua macchina fotografica.
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