VIVIENNE B CICLO 2015 - 2020 PROGETTO FOTOGRAFICO FLORALIA
Tratta dall’omonima rassegna ideata dall’artista e curatore indipendente Francesco Arena, la rubrica “OTHER IDENTITY – Altre forme di identità culturali e pubbliche” vuole essere una cartina al tornasole capace di misurare lo stato di una nuova e più attuale grammatica visiva, presentando il lavoro di autori e artisti che operano con i linguaggi della fotografia, del video e della performance, per indagare i temi dell’identità e dell’autorappresentazione. Questa settimana intervistiamo Vivienne B.
Il nostro privato è pubblico e la rappresentazione di noi stessi si modifica e si spettacolarizza continuamente in ogni nostro agire. Qual è la tua rappresentazione di arte?
«La mia arte vuole essere un viaggio intimo. Parlo di spazi inviolati e segreti come un giardino che coltiviamo nel nostro animo. La Bellezza che ritraggo e che amo rappresentare viene presentata con un’atmosfera onirica di altra dimensioni, come se fosse sospesa tra sogno e realtà».
Creiamo delle vere e proprie identità di genere che ognuno di noi sceglie in corrispondenza delle caratteristiche che vuole evidenziare, così forniamo tracce. Qual è la tua “identità” nell’arte contemporanea?
«Ecco il punto. Non voglio avere un’identità sociale. L’idea o la percezione che creo di me stessa risponde assolutamente secondo il mio modo di essere che cambia come il fluire delle ore».
Quanto conta per te l’importanza dell’apparenza sociale e pubblica?
«Sono consapevole che l’apparenza è tutto al giorno d’oggi, ma ancora sono dell’opinione che essere se stessi e piacersi così come si è una gran bel modo di vivere in armonia con se stessi».
Il richiamo, il plagio, la riedizione, il ready made dell’iconografia di un’identità legata al passato, al presente e al contemporaneo sono messi costantemente in discussione in una ricerca affannosa di una nuova identificazione del sé, di un nuovo valore di rappresentazione. Qual è il tuo valore di rappresentazione oggi?
«Se tutto è così affannoso forse bisogna ammettere che la società di oggi si è persa e svuotata. ma conoscendo i cicli dell’arte, penso che siamo in un momento storico importante e ci sarà presto una grande svolta in termini di rappresentazione».
ll nostro “agire” pubblico, anche con un’opera d’arte, travolge il nostro quotidiano, la nostra vita intima, i nostri sentimenti o, meglio, la riproduzione di tutto ciò che siamo e proviamo ad apparire nei confronti del mondo. Tu ti definisci un’artista agli occhi del mondo?
«No, sono Vivienne e il mio rapporto con l’arte e la fotografia è talmente controverso che non riesco a definirmi con un termine o un vocabolo specifico».
Quale “identità culturale e pubblica” avresti voluto essere oltre a quella che ti appartiene?
«Ora ci penso Francesco!».
Nata a Roma nel 1980, Vivienne B (Vivienne Bellini) è una fotografa il cui lavoro è stato pubblicato su numerose riviste d’arte e moda, in particolare nella vetrina online PhotoVogue del magazine Vogue Italia, curata da Alessia Glaviano, photo editor della testata.
Tra i suoi progetti più rilevanti si ricordano il Tributo a Deborah Turbeville, organizzato da Franca Sozzani (all’epoca direttrice di Vogue Italia), e una galleria fotografica speciale per Nespresso. Le sue opere sono state recensite da magazine fotografici in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Islanda, Norvegia, Stati Uniti (New York) e Australia.
Da anni si occupa di psicologia dell’immagine, photo editing e critica d’arte, collaborando con gallerie e progetti artistici pubblicati su riviste di fotografia contemporanea.
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