Sebastião Salgado Water supplies are often far away from the r efugee camps. Goma, Zaire. 1994. © Sebastião Salgado / Amazonas Images / Contrasto
Nel nostro cammino verso il futuro non stiamo forse lasciando indietro gran parte del genere umano? Questa è la domanda, ancora senza risposta, attorno a cui ruota “Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni” la personale del grande fotoreporter Sebastião Salgado, a cura di Lélia Wanick Salgado, fino al 14 giugno 2020 in mostra alla Fondazione Pistoia Musei.
Un corpus di 180 fotografie ripercorre la storia del nostro tempo attraverso i momenti drammatici ed eroici di singoli individui, raccontando la condizione di profugo, l’istinto di sopravvivenza, i momenti di esodo, i disordini urbani e le tragedie di continenti ormai alla deriva, la paura, la povertà così come la volontà, la dignità e il coraggio.
Per anni il fotografo brasiliano ha documentato le migrazioni di massa restituendo con i suoi scatti la condizione esistenziale di milioni di uomini che sono stati capaci di spezzare i legami con le proprie radici, cercando loro stessi in un viaggio verso altri luoghi. E, nonostante sia passata quasi una generazione da quando queste fotografie sono state esposte per la prima volta, per molti aspetti il mondo che ritraggono non è cambiato.
“Oggi più che mai” – scriveva Salgado nel 1999 – “sento che il genere umano è uno. Vi sono differenze di colore, di lingua, di cultura e di opportunità, ma i sentimenti e le reazioni di tutte le persone si somigliano. Noi abbiamo in mano la chiave del futuro dell’umanità, ma dobbiamo capire il presente. Queste fotografie mostrano una porzione del nostro presente. Non possiamo permetterci di guardare dall’altra parte.”
Povertà, disastri naturali, violenza e guerre costringono ogni anno milioni di persone ad abbandonare le loro case costrette poi a vivere in campi profughi che il più delle volte si espandono fino a diventare piccole città, e investendo tutti i risparmi, e spesso anche la vita, per inseguire il sogno di una Terra Promessa.
I profughi di oggi sono solo le vittime più visibili di un processo globale che dimostra quanto tutto ciò che accade sulla Terra sia collegato, dal crescente divario tra ricchi e poveri alla crescita demografica, dalla meccanizzazione dell’agricoltura alla distruzione dell’ambiente, dai cambiamenti climatici al fanatismo sfruttato a fini politici.
La mostra è realizzata da Fondazione Pistoia Musei in collaborazione con Pistoia – Dialoghi sull’uomo, festival di antropologia del contemporaneo, e Contrasto, casa editrice leader nella realizzazione di libri fotografici, Fondazione Caript e Comune di Pistoia e con il contributo della Camera di Commercio di Pistoia.
Con una selezione di alcuni dei suoi lavori più iconici, la galleria di Thomas Brambilla ospita fino al prossimo 20…
Chiara Gatti è stata nominata direttrice pro tempore del Museo Nivola di Orani, in attesa del nuovo bando. Continuerà a…
L’appello alla Musa classica unisce arte e sport con una mostra che ricorda il valore fondante delle Olimpiadi. Attraverso una…
Cala il sipario sulla fiera di Manila. Ecco com'è andata tra gallerie locali e internazionali, progetti speciali e nuovi protagonisti…
Alla Fondazione Memmo di Roma, il ciclo di mostre collettive prosegue con una esposizione che indaga il tempo come costruzione…
La 25ma Biennale di Sydney, curata da Hoor Al Qasimi, costruisce una mappa di voci marginali, mettendo in relazione comunità…