Luigi Ghirri. The Marazzi Years 1975 – 1985. Installation view at Palazzo Ducale di Sassuolo (Gallerie Estensi), 2021. Ph. Héctor Chico / Andrea Rossetti. © Eredi Luigi Ghirri. Courtesy Marazzi Ceramiche
Al piano terra del Palazzo Ducale di Sassuolo, trenta fotografie nate da questa
straordinaria collaborazione e conservate per quasi quarant’anni negli archivi di
Marazzi, vengono esposte negli spazi dell’ Appartamento dei Giganti riaperti al
pubblico proprio in questa occasione:
Gli spazi da poco riallestiti dell’Appartamento dei Giganti del Palazzo Ducale di Sassuolo riaprono per la prima volta al pubblico con trenta fotografie inedite di Luigi Ghirri conservate per quasi quarant’anni negli archivi di Marazzi. Da oggi fino al 31 ottobre 2021 infatti, il nucleo di scatti del fotografo emiliano è il protagonista della mostra Luigi Ghirri. The Marazzi Years 1975 – 1985, a cura di Ilaria Campioli. Il progetto, realizzato dalle Gallerie Estensi in collaborazione con l’Archivio Luigi Ghirri e Marazzi Group, viene presentato in occasione della 21° edizione del Festival Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo.
La mostra racconta l’incontro e la collaborazione tra Ghirri e l’azienda, iniziati proprio a Sassuolo nel 1975, svelando quanto Ghirri abbia utilizzato la ceramica per approfondire temi e riflessioni a lui cari in quegli anni, come la funzione stessa della fotografia, il suo essere strumento per interrogare il mondo, per comprendere la percezione collettiva e condivisa, per analizzare l’architettura, la rappresentazione del paesaggio, l’illusione.
“Nella produzione realizzata per Marazzi, Luigi Ghirri inserisce il materiale ceramico
all’interno di una riflessione più ampia sulla rappresentazione” – spiega Ilaria
Campioli, curatrice della mostra –. “Le superfici entrano a far parte di quel sistema di
misurazione e riduzione del mondo in scala così importante per l’autore in quegli anni. La
combinazione dei diversi piani e le griglie gli permettono di approfondire la riflessione
sulla conoscenza e sull’apprendimento, come fossero un foglio su cui imparare ogni
volta a scrivere e disegnare.”
Il percorso espositivo si apre nel camerino dell’Appartamento con fotografie in cui la
ceramica diventa griglia geometrica che definisce gli spazi, in cui sono protagonisti gli
strumenti dell’apprendimento infantile – la lavagna, il pallottoliere, le matite colorate
– accanto a quelli del gioco (la palla) e dell’immaginazione (un arcobaleno sorretto
dall’ombra di una mano).
Accanto a queste immagini, nella sala successiva, quelle dedicate ad architetture
ideali e frammenti di estetica classica dialogano nuovamente con griglie di piastrelle
il cui effetto geometrico e straniante viene acuito dall’uso degli specchi e dei riflessi.
Nell’ultima stanza miniature, cambi di prospettive, piccole illusioni ottiche si
affiancano nuovamente alle griglie, in una continua interrogazione della visione e le sue
mille declinazioni.
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