Un’antologica alla Comunale di Monfalcone ripercorre gli oltre 40 anni di attività di Getulio Alviani (Udine, 1939), figura oramai consacrata, storicizzata, riconosciuta ovunque quale interprete di spicco del dopoguerra internazionale.
Trentotto pezzi dipanano in modo teso e selettivo il filo di un pensiero ribelle, che muove dalla volontà di cambiamento della gioventù degli anni ‘60, per farsi oggi interprete di un’autentica controcultura, portatrice di pensiero logico e sequenziale,
La ricerca di Alviani è legata sin dagli esordi a quella che Bruno Munari definì, nel 1962, “Arte Programmata” e si è avvalsa di ricerche volte ad ampliare il campo del percettibile nell’assoluto controllo formale e intellettuale delle proposte. Di questi primi anni Sessanta l’antologica annovera le superfici a testura vibratile (Linee e luce, 1961) che riconducono alle ricerche cinetiche optical.
Seguono analitiche composizioni geometriche modulari, che insistono sul concetto della programmazione di alcuni schemi e sequenze implicanti la revisione del rapporto
L’esposizione prosegue con brani storici, molti dei quali presentati anche tre anni fa nell’antologica della Galleria Colussa di Udine, come i legni verniciati, la Cromostruttura speculare ad elementi quadri, o Cerchio+ quadrato= volume del 1967 o i Cerchi progressivi del 1967 in acciaio…sino alle Riflessioni trasparenti del 1991.
Ma ben oltre corre il pensiero di Alviani che, nella sua ferrea logica e nella concezione non “creativa” ma “conseguente” dell’arte, vagheggia volontà collettive capaci di
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