Prima personale italiana per il cubano Diango Hernández. Nelle sue opere –l’artista ha vissuto gran parte della sua vita a L’Avana- vi è una marcata riflessione politica, dovuta ad un contesto, quello cubano, in cui la libertà individuale ed artistica era ed è limitata. Invitato alla Biennale di Venezia di quest’anno, nella mostra curata all’Arsenale da Rosa Martínez (Sempre un po’ più lontano), presenta Palabras, un’istallazione che vuole essere una riflessione sulla perenne contrapposizione politica tra Cuba e Stati Uniti. La mostra di Rovereto comprende invece 170 disegni su carta di piccole dimensioni, alcuni dipinti, un video, un’installazione e una serie di foto che documentano una performance tenutasi a Trento.
Centrale nella sua poetica è la libertà, insieme al cammino per raggiungerla, proposto in tutte le sue forme espressive. Il fatto che ora Hernández viva a Trento, in una situazione sicuramente più libera, non lo porta dunque ad abbandonare le sue istanze poetico-politiche. L’arte per lui è modalità espressiva praticabile solo in quanto denuncia e solo se radicata in un contesto collettivo. Anche nel nostro ambito sociale, dove vige la democrazia, secondo Hernadez, esistono delle limitazioni alla libertà individuale.
L’installazione di Rovereto è composta da più televisori, svuotati delle componenti interne e senza schermo –nient’altro che scatole vuote- posti sul pavimento. Nella parte superiore vengono sollevati da un’asta, elemento che le fa somigliare a delle trappole. Come a dire, neanche troppo velatamente, che si vive circondati da trappole mediatiche, infarcite di menzogne e promettenti pseudo-libertà. Ma una libertà, per la verità, ce l’abbiamo: quella di consumare una quantità enorme di merce, prodotta senza posa in ogni parte del mondo. La medesima voglia di libertà la troviamo espressa anche in un’altra installazione (Inside the closet), dove due armadi con ante aperte, ma contrapposti e a più scomparti, rappresentano lo spazio angusto in cui spesso l’individuo può trovarsi imprigionato nel corso della propria esistenza. Sulla parete utopica, come la chiama l’artista, sono appesi tutti i suoi disegni. Una genealogia antropologica che narra i suoi pensieri, le sue considerazioni e i suoi stati d’animo, anche quelli minimi.
La prevalenza del disegno nella produzione artistica di Hernández è la constatazione che, per lui si tratta della modalità espressiva principale per rappresentare la realtà. Tutto è disegno. Anche se non sembra disegno. Perché parte prima di tutto dalla Poesia. Senza l’istanza poetica non c’è disegno e nemmeno libertà.
claudio cucco
mostra visitata il 2 giugno 2005
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