Tra le maggiori capitali europee dell’epoca, la Dresda del Settecento vide l’ascesa al potere di Federico Augusto II e III, principi elettori di Sassonia regnanti tra la fine del ‘600 e la prima metà del secolo successivo. Mecenati ed estimatori delle belle arti, i re dell’età augustea raccolsero un numero cospicuo di tele dipinte da grandi maestri del passato e da artisti a loro contemporanei, giunti a Dresda per l’occasione.
Conservate oggi nelle sale del Gemaeldegalerie Alte Meister della città, la collezione si compone di opere maestose, cartine al tornasole per comprendere il prestigio dei committenti. Numerosi i ritratti di rappresentanza, fra i quali spiccano le tele di Louis de Silvestre, di Anton Raphael Mengs, di Pietro Rotari ed altri anonimi che si avvicendarono sulla scena della corte augustea.
Non mancano i dipinti a soggetto religioso e mitologico, dettati dalle complesse vicende politiche di una terra luterana che vide la conversione al cattolicesimo di Augusto il Forte ed Augusto III. Il re viene identificato all’imperatore Ottaviano Augusto nella sua opera di pacificazione generale (Augusto chiude il tempio di Giano, Louis de Silvestre) o incarna personaggi mitologici nelle varie allegorie dipinte da Bernardo Bellotto e ancora da Louis de Silvestre.
Oltre ai ritratti ed alle opere legate alla vita di corte del pittore, troviamo in mostra anche architetture e paesaggi sassoni, riprodotti in particolare da Bellotto, nipote del Canaletto, chiamato a Dresda nel 1747 da Augusto III. Fra le opere a soggetto paesaggistico spiccano le vedute veneziane di Antonio Canal, detto il Canaletto , eseguite per l’ambasciatore imperiale a Venezia, il conte Giambattista Colloredo.
Di un certo interesse sono, infine, i numerosi studi per teste del veronese Pietro Antonio Rotari. Originariamente in numero di sessantadue, ne sono rimasti venticinque, ventiquattro dei quali sono ora presenti in mostra. Ritratti di persone umili, gli studi del Rotari hanno interesse per il rimando che ogni figura fa all’ altra, in una sorta di storia per immagini che collega singolarmente ogni quadro al successivo.
Dalle tele di rappresentanza alla maestosità delle architetture e dei paesaggi sassoni, le opere in mostra testimoniano di un secolo di storia di corte, un’età felice che seppe dare un impulso decisivo alle belle arti facendo della città di Dresda un centro politico e culturale fra i maggiori dell’epoca.
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marta di benedetto
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volevo comunicare che la mostra è stata prorogata fino al 17.10.2004 se potete correggere. ringrazio. cordiali saluti alvise rampini (35.5220345)