La mostra dedicata all’ungherese André Kertész (Sziget Becse, 1894 – New York, 1985) presenta una serie di riprese effettuate prevalentemente nel goriziano poco prima che l’Italia, il 24 maggio del 1915, entrasse nella prima guerra mondiale. Kertész, spedito ad una guarnigione di Görz, ovvero di una Gorizia ancora austriaca, realizza alcuni scatti. Solo due anni prima aveva acquistato la sua prima macchina fotografica.
Per questo, la mostra a lui dedicata offre l’opportunità di essere analizzata secondo due aspetti. Il primo documentario di un periodo e un luogo storicamente densi di avvenimenti. In questo senso le fotografie di Kertész non potevano trovare sede più adatta di questa, che ospita
Il secondo piano di lettura riguarda più propriamente l’opera di questo straordinario interprete poiché offre l’opportunità di analizzarne una ristretta serie di immagini, per la gran parte inedite, tutte riprese da un Andor Kertész (così, infatti, risultava iscritto all’anagrafe ungherese) appena ventenne.
Già in questo primo Kertész è presente la partecipazione intima e solidale con un’umanità, non propriamente dimenticata, ma abitualmente inosservata. Non che paia, visto il periodo, una scelta antiborghese e nemmeno, ancora, cosciente. Piuttosto, sembra un modo sincero di prendere parte alla quotidianità cui partecipa, dandone testimonianza come se stesse scrivendo il proprio diario.
In questi scatti non si mostra una testimonianza politica o sociale né, sempre, quella maturità tecnica e coscienza formale che lo renderanno uno dei più sensibili fotografi del suo tempo. Ma ha solo vent’anni e meno ancora ne dimostra nell’autoritratto per il quale posa. Lì sembra un giovinetto con la divisa pulita e il colletto ordinato, che tiene il moschetto come un buon soldato, forse con un celato orgoglio; non pare ancora minimamente immaginare che diventerà un gigante della storia della Fotografia.
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