L’iniziativa – ideata da Alfonso Firmani e arricchita da numerosi stage e incontri con il pubblico – è ospitata in una delle principali località sciistiche e di villeggiatura della Regione. Il tema del dualismo tra Arte e Natura è antico, ma nelle opere che la manifestazione presenta si possono sicuramente incontrare interpretazioni originali, espressivamente significative, affrontate ora mettendo in relazione forme antropomorfe e biosistema, ora creando contrasti con innaturali geometrie, ora ponendo al centro del tema una mutazione genetica. Si passa, dunque, dagli interventi minimali di Massimo Poldelmengo e Stefano Zatti (quest’ultimo ha legato con un filo leggero delle foglie al ramo a cui appartengono, impedendone così il futuro totale distacco autunnale), al primitivismo religioso di Virginia di Lazzaro; dalle fiabesche, ironiche ingenuità di Mook e Aldo Grazzi all’infiorescenze sintetiche di Cristina Treppo. Numerosi sono giovani artisti provenienti dall’Accademia di Belle Arti di Venezia.
Lungo la passeggiata, che richiede poco più di un’ora per essere completata, nel rapporto che si instaura tra oggetto d’arte e natura, nella dimensione dominante dell’ambiente, ogni opera – visivamente e psicologicamente – risulta immersa nel suggestivo bosco che la ospita sicché, in qualche modo, finisce con il risultare una specie di sua emanazione.
Ed è proprio in questo contrasto tra l’aspetto concreto, reale, tra il procedere invariabile/inesorabile che appartiene al sistema naturale e il carattere concettuale e/o spirituale, che è insito invece nell’Arte, che si forma un altro aspetto interessante di questa particolare iniziativa. Nel confronto tra il più “umile grumo vitale” e l’invenzione artistica ognuna delle due parti finisce con il cedere parte della propria natura all’altra.
Infine, citiamo le opere di Franco del Zotto Odorico che ha sospeso in un declivio del bosco, specie di cattedrale boschiva, un tronco di piramide simile a una guglia in maglia d’acciaio e di Fabio Sanna che, anche grazie alla sua performance, ha ridotto l’uomo al senso di una stagione, restituendolo drammaticamente alla sua solitudine e alla sua sola dimensione primitiva.
giulio aricò
mostra vista il 28 agosto 2004
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