E’ intitolata Nagyìtàs / blow up, la mostra inaugurata giovedì 10 ottobre nel parco del Castello di Miramare di Trieste e presenta tre installazioni di arte contemporanea ungherese collocate in varie zone del Parco del celebre Castello.
L’iniziativa è organizzata dalla Budapest Galéria nell’ambito di “Ungheria in primo piano. Stagione della cultura ungherese in Italia”. La manifestazione celebrativa dell’arte ungherese si svolge attualmente in diverse città italiane .
Curatore della rassegna triestina è Tamás Török che ha invitato Gábor Gerhes, Mariann Imre, Ágnes Szabics e Endre Koronczi a realizzare tre opere per Trieste nello storico parco, in simbiosi con la sua vegetazione, la terra e con il mare che lo circonda. Gli artisti hanno “pensato” le loro opere seguendo quest’ispirazione.
Ágnes Szabics ed Endre Koronczi sono gli autori di Carpet, tappeto eseguito secondo le tecniche tradizionali dei Kilim. Collocato nel bosco antistante il castello è tessuto in modo da risultare mancante delle sagome dei due alberi e delle loro radici. Il motivo, che si stacca dallo sfondo acceso del tappeto, si rifà ad oggetti emblematici del XXI secolo, pur nel rispetto dell’ordine decorativo dei Kilim. Notevoli le dimensioni: 180 cm x ca. 700 cm, una superficie di oltre 12 mq.
Ágnes Szabics è una giovane (1967) che vive e lavora a Budapest, le sue installazioni sono la derivazione della sovrapposizione di chiari e scuri, positivo e negativo. La pseudo-applicazione di fotografie, che creano motivi tratti sia dal quotidiano sia da forme astratte, sono i recenti lavori a cui si è dedicata.
Gàbor Gerhes , autore di Ship, ha scelto di costruire una nave ispirata allo spazio misterioso. Gerhes ritiene che sia importante usare una simbologia evidente che non necessita di spiegazioni.
L’opera è realizzata in legno ed è alta sei metri, ha trovato collocazione lontano dal porticciolo, in uno dei boschetti, forse perché l’idea nell’artista è quella di creare un monumento che rappresenti il vano tentativo di raggiungere il mare, simbolo dei desideri non realizzati e di progetti mai compiuti.
Nato nel 1962 a Budapest, dove vive e lavora, Gerhes è un fabbricatore di realtà delle quali cura i dettagli che emergono al di sopra dell’opera.
Nata a Medgyesegyháza, in Ungheria, nel 1968, Mariann Imre vive e lavora a Budapest e “ricama” il cemento. L’artista propone Lung, ovvero polmone. Tre lastre di cemento a pavimento appoggiate su un tappeto d’erba e decorate con ricami che rappresentano tre polmoni. Sono stati collocati in diverse parti del Parco ed il fruitore è invitato a camminarci sopra.
«Ci è stato mostrato un luogo – scrive Török nell’introduzione, – un luogo in cui c’è uno splendido parco, classico e al contempo romantico, ricco di una flora lussureggiante, e piccoli giardini e culture di un tempo antico. È un peccato mettere qualcosa in questo parco. Questo è stato il primo pensiero degli artisti. Le opere d’arte non potrebbero nemmeno tentare di parlare, perchè sopraffatte dalla natura e della volontà creativa del botanico dilettante Maximilian von Habsburg, che vide le sue intenzioni avverarsi in seguito a un approdo di fortuna causato dalla bora. L’ultimo pensiero è forse il più potente: quattro rappresentanti dell’arte contemporanea ungherese hanno respirato a pieni polmoni quest’aria e l’hanno lasciata libera di lavorare…».
patrizia grandis
mostra vista il 15 ottobre 2002
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