Il disegno, una pratica che la modernità e la tecnologia dalle magnifiche sorti e progressive avrebbero potuto relegare ai margini, come ancella della pittura o come pratica accessoria, di semplice notazione di idee o di bozzetto preparatorio. Ma così non è stato, e dalla fine degli anni Ottanta (e mai come nell’ultimo lustro) abbiamo assistito ad un fiorire di artisti che utilizzano proprio la carta come medium prediletto. Si riferisce a questo il titolo della mostra, L’immagine sottile, alludendo tanto alla levità del segno quanto alla leggera consistenza del supporto. In mostra sono i lavori che la Galleria di Monfalcone, per il secondo anno, ha acquisito come proprio patrimonio.
Il più giovane degli artisti è Matteo Fato (Pescara, 1979), che ha sviluppato un tratto a china molto asciutto che molto deve alla tradizione orientale della pittura di ideogrammi, anche per quanto riguarda la realizzazione del soggetto staccando il meno possibile il pennello dal foglio. Molto più discorsivo il segno di Ericailcane (che cela la propria identità con un pseudonimo, di lui sappiamo che è nato a Belluno), che realizza con la china una tenera scimmietta, ma è soprattutto protagonista di un delizioso intervento murario di grandi dimensioni nell’atrio della galleria: animali esotici in gilet suggeriscono un’atmosfera circense di festa, volano nell’aria cantando, come sottolineato dalle sillabe del fantasioso alfabeto che esce dalle loro bocche.
Sissi (Bologna, 1977) ritaglia da una cartolina la sagoma di una farfalla che avvolge con del metallo, e utilizza invece il collage in Approdi, risemantizzando la roccia disegnata con mille ritagli di giornale che pubblicizzano gioielli. Le suggestive radici arboree di Dacia Manto (Milano, 1973) ricordano molto le terminazioni neuronali, con la continua trasmissione di stimoli elettrici tra le sinapsi, mentre i lavori di Nico Vascellari
Ozmo (Pontedera, 1975) sceglie un lavoro sui simboli, intersecando le silhouette di S.Michele e il drago (non quindi come la tradizione San Giorgio), trovate sul web. Acutamente il disegno è stato poi tagliato in quattro e disposto a terra, coperto da un vetro, rendendo solo intuibile la figurazione. Totalmente astratti i collage di Stefano Calligaro (Cividale del Friuli, 1976), che ama giocare con le trame geometriche, creando una sorta di sculture tridimensionali su carta in cui la prospettiva viene continuamente ribaltata. Andrea Mastrovito (Bergamo, 1978) disegna La Bella Moccaccina mentre legge, ma dà il meglio di sé nella personale nella project room della galleria. È invece molto suggestiva la tecnica mista Urban Pornitecture di Anila Rubiku (Durazzo, Albania, 1970), in cui vari strati visivi, con tanto di falli in erezione e pubi femminili, si sovrappongono a disegni architettonici realizzati su carta velina. Mentre è parsa fuori luogo, per un fatto anagrafico (e non certo per il valore delle opere), la presenza di artiste come Norma Jeane (Los Angeles, 1962) e Bruna Esposito (Roma, 1960) tra un gruppo di artisti nati tutti negli anni Settanta, e in qualche modo rappresentanti della generazione dei nuovi talenti.
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Nell'articolo ho inavvertitamente omesso di parlare del lavoro di Perino&Vele. Me ne scuso con i lettori e gli autori.