Ci prova, per primo, l’artista Nane Zavagno con tre opere in acciaio, di grandi dimensioni, ciascuna costituita da due moduli geometrici che si sovrappongono o si incrociano nella terza dimensione. Si tratta di forme essenziali che si completano a vicenda e trovano nel loro reciproco un equilibrio compositivo.
Nel giardino interno del Museo Ricchieri sono invece collocate le sculture di Luciano Ceschia, l’unico dei cinque a non essere ancora in vita. Si tratta di lavori che cercano di ripercorrere alcune tappe stilistiche dell’artista: due motivi circolari (la Sfera a due punte del ’68 e il Disco del ’76), di periodi e materiali diversi, testimoniano il percorso e la ricerca di nuove soluzioni compositive all’interno dello stesso tema. Un imponente Edipo in acciaio, vede fondersi l’elemento figurativo con strutture geometriche intricate e avvolgenti.
Paolo Figar, all’ingresso di Palazzo Gregoris, espone cinque sculture in legno. Sono figure dalle sembianze umane deformate o monche, intimamente sofferenti e smarrite. La sensazione, camminando tra un’ opera e
E infine, a fianco del Duomo, sono collocate cinque opere di Claudio Mrakic, create appositamente per questa mostra: quattro evangelisti posti uno dietro l’altro, in una sorta di processione. Figure ricavate da blocchi unici di legno, di grande impatto visivo. Sculture che si rifanno all’iconografia bizantina e la traducono in termini contemporanei in un vigore espressionista che emerge non tanto nell’uso di colori accesi, che al contrario servono a dare un senso di ieratica immobilità, quanto nel modo, nella tecnica di intagliare il legno, che lascia scoperte incisioni e spigoli. La “processione” si chiude con una polena, volto angelico dai lineamenti classicheggianti e lineari, che, con le sue superfici levigate ed i lineamenti morbidi stabilisce un effetto di contrasto con le altre figure.
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