Nella sede espositiva di Villa Savorgnan, a Lestans, il Circolo culturale Menocchio e la Comunità Montana Val d’Arzino Val Cosa Val Tramontina presentano Parteras, una raccolta di fotografie scattate, durante il 2002, da Danilo De Marco, in Ecuador, sulla Cordigliera andina. Si tratta di cinquantacinque stampe in bianco e nero in cui il fotografo non lascia spazio a tagli compiacenti, né, d’altro canto, indugia, anche solo ideologicamente, sulle difficili condizioni in cui vivono le figure ritratte.
Una prima costante formale è costituita dal bianco e nero, stampato, in tonalità scura e a pieno formato, su carta baritata. La seconda sta nel fatto che tutte le donne ritratte sono parteras, levatrici che abitano la regione del Chimborazo e che, a più di 4000 metri di altezza, nell’assoluta assenza di tecnologie avanzate, assistono le partorienti nell’atto straordinario di dare la vita . De Marco, rintracciandole e
Si tratta di un reportage, o di immagini che potremmo includere, più genericamente, nella Fotografia sociale. La prima apparenza è, dunque, giornalistica, documentaria, piuttosto che artistica (d’altra parte Danilo De Marco da anni utilizza la fotografia per testimoniare l’esistenza di comunità, di popoli, di persone disperse sul pianeta). Ma pure, allo stesso tempo, dopo una prima lettura, se si riesce a superare quella specie di imbarazzo che si prova di fronte a un mondo che vive in condizioni di disagio, le figure che De Marco ritrae si caricano di umanità, decoro, e mostrano una storia che, pur nelle vicissitudini, è differente soprattutto per la condizione nella quale si esprime, una condizione che consuma le mani e i volti, nella quale l’autore sa entrare senza turbarne l’atmosfera.
Questa, come altre di De Marco, è un’indagine che ridiscute il valore ed il significato della persona, della dignità o, forse, della storia, ponendo le questioni attraverso la fotografia.
E’ una mostra che per essere letta merita una certa disponibilità, un certo tempo per indagare nei volti, negli indumenti, nei dettagli e nei paesaggi lasciati in secondo piano. Non c’è nulla di spettacolare; al contrario, nel carattere ritrattistico e poetico di questa raccolta vi è una certa ripetitività, ma, in questo modo, l’indagine è coerente con il quotidiano che rappresenta, e per noi diventa possibile partecipare alla ricerca fotografica di questo fotografo, di questo viaggiatore- ambasciatore.
La mostra è completata dai testi di Gian Paolo Gri e dello stesso De Marco. “Interattiva” ne ha curato il catalogo tascabile.
giulio aricò
mostra vista l’8 dicembre 2002
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