Allevate sotto le ali di Piermario Ciani, che hanno preso ormai il volo, perdute nella foresta, due bambine si sentono quasi orfane. Adulte, artiste conclamate, hanno a loro disposizione un sacchetto di talento certificato. Ambedue coltivano le loro pulsioni adolescenziali come delicate piante carnivore e conoscono il prezioso insostituibile valore del desiderio. Così, ritrovandosi ai margini di un lutto comune, per questa mostra a quattro mani hanno prodotto una breve serie di opere grafiche molto concentrate, dense di simbologia, in cui hanno applicato tutto il loro controverso sentire.
Fotografie di Debora Vrizzi (Cividale del Friuli, 1975), elaborazioni grafiche a collage di Emanuela Biancuzzi (Cividale del Friuli, 1970), insieme a sottotitoli in un inglese inventato, raccontano la parte emergente di storie di cui si indovina lo sviluppo in oscure profondità psichiche. Emanuela Biancuzzi è ossessionata dalle morti animali, dai tormenti e dalle torture che le bestie patiscono a causa della ferocia umana. È intervenuta sulle fotografie oniriche della Vrizzi con una specie di candore iconoclasta che nella sua freddezza misteriosa ricorda La Carnefice di Kurt Vonnegut.
Debora Vrizzi ha fatto ancora qualche altro passo nella sua carriera di soggetto sottomesso e turbato da un superego fotografo, particolarmente ben informato, che cucina la bimba che c’è in lei con droghe sempre più raffinate. Cindy Sherman docet.
Doloranti ma entrambe disinibite, inseguono il mito della porcella ideale.
Apparentemente. In realtà sono preda di un coraggio mostruosamente romantico, rifiutano ogni dispositivo anestetico da nouvelle cuisine esistenziale per immergersi, nude e crude, nella calda ferocia della loro affettuosa nevrosi da figlie incallite. Pescano da Vasilissa e la sua bambola Baba Yaga che corrono coi lupi (come le Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés) indagando i motivi e misteri di un femminile, sommerso, controverso, notturno, selvatico, sentimentale da omicidio. Se lo giocano con quattro coltelli, tre lupi e un tavolo di cristallo. Non serve altro, infatti.
eleonora gregorat
mostra visitata il 10 gennaio 2007
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