Cosa sarebbe la lotta di classe, senza i suoi bei manifesti? Ma anche il femminismo, le libertà civili, i diritti sul lavoro. Insomma, la rivoluzione si fa per strada ma, prima ancora, negli studi tipografici. E se volete dare una rinfrescata alla vostra anima ribelle, basta fare un salto nell’archivio digitale della Biblioteca dell’Università del Michigan, che ha appena messo online la Joseph A. Labadie Collection, una raccolta unica e preziosa di oltre 2mila poster dedicati alla storia dei movimenti politici e sociali.
«Non è sufficiente preservare il manufatto se le persone non riescono a vederlo», ha detto a Hyperallergic Julie Herrada, curatrice della Labadie Collection. «I poster sono un formato difficile perché sono fragili e non possono sopportare stress fisici. Quindi fornire l’accesso a questi materiali, mantenendoli integri, è un processo complicato. O almeno lo è stato, fino a quando la tecnologia non è diventata più diffusa».
Tutti i poster sono stati sottoposti a una scansione ad alta definizione e possono essere zoomati e anche liberamente scaricati. E si trova veramente di tutto. Tra i grandi classici, i poster del Partito Comunista ma anche della controparte maccartista, con risultati sorprendenti. Per esempio, come interpretare una pubblicità di fazzoletti usa e getta per asciugarsi le mani della Scottissue che fa riferimento al pericolo del bolscevismo? «Gli impiegati non hanno rispetto per una Società che non provvede ai loro bisogni fondamentali», recita la tagline del manifesto. In effetti, dalle mani bagnate alla Rivoluzione Rossa il passo è breve. Un poster del 1988 per la “Anarchist Unconvention” di Toronto è ispirato alla danza di Matisse, anche se qui ci sono delle colonne spezzate.
Il numero più alto di efemera della collezione rientra infatti nel grande ambito dei movimenti anarchici, riflettendo gli interessi del fondatore Joseph A. Labadie, tipografo, attivista e sindacalista americano, morto nel 1933 e fervente sostenitore delle idee dell’anarchismo individualista propugnate negli Stati Uniti da Benjamin Tucker. Labadie iniziò a raccogliere opuscoli, volantini, libri e riviste a tema in età avanzata e volle donare la sua collezione all’Università del Michigan, nonostante avesse ricevuto offerte da altre istituzioni. Con il tempo, la raccolta si è ampliata anche grazie ad altre donazioni, tra le quali quella di Theodore Kaczynski, noto anche come Unabomber, che designò ufficialmente l’Università del Michigan come destinataria dei suoi scritti.
Nella Labadie Collection si trovano così manifesti inneggianti alla libertà sessuale, inclusi i movimenti per i diritti gay – insospettabilmente audaci quelli italiani –, e ancora animalismo, ecologismo, proteste studentesche e contro le guerre. Insomma, tutte le ipotesi per un mond migliore. «Labadie conosceva l’importanza di questi materiali e voleva che le persone li usassero e potessero imparare da loro», ha spiegato Herrada. Ed è così che la storia dei movimenti radicali è arrivata online.
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