La galleria Bordone ospita la personale del giovanissimo Aris Provatàs, artista di origine greca – nato nell’isola di Corfù – che, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera, si è inserito all’interno dell’ambiente artistico milanese, partecipando a diverse mostre collettive nonché personali.
Nel suo lavoro Provatàs si avvale di mezzi tecnologici, quali il video e la fotografia.
Le opere presentati in questa occasione consistono in una serie di negativi fotografici, ingranditi su fogli trasparenti e raffiguranti impronte digitali. L’immagine che ci viene proposta è il risultato dell’azione dell’artista, che lavora direttamente sul negativo fotografico modificandolo con acidi ed emulsioni, senza alcun passaggio di stampa, e annullando, di conseguenza, alcuni valori visivi per lasciarne altri. Questo tipo di azione avvicina il lavoro di Aris Provatàs alle sperimentazioni storiche di artisti quali Moholy Nagy o Man Ray. Tralasciando l’immagine quale veicolo di contenuti esterni e la banale considerazione che vede la fotografia come mezzo di riproduzione del reale, la ricerca di questo giovane si concentra sull’analisi del linguaggio fotografico, un’analisi sul mezzo e le sue possibilità che presiede la costruzione dell’immagine stessa.
Altrettanto interessante, a mio avviso, è l’allestimento delle opere in mostra; i fogli trasparenti, dalle dimensioni considerevoli, sui quali sono stati trasportati i negativi, sono appesi nell’ambiente sovrapponendosi visivamente, in alcuni casi, o distribuiti ritmicamente nello spazio, in altri.
Questo gioco di trasparenze e sovrapposizioni in un ritmico susseguirsi di pieni e vuoti crea degli interessanti effetti prospettici, accentuati anche dalle immagine del video che conclude l’esposizione.
Quest’ultimo presenta la classica immagine, di forte impatto visivo, di “porte aperte” che susseguendosi una dopo l’altra creano una prospettiva senza fine; con esso l’artista vuole ampliare lo spazio chiuso della galleria, uno spazio all’infinito che idealmente andrà a contenere anche i negativi fotografici.
Elena Arosio
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se oltre ad illustrare la mostra, lo scritto della simpatica Elena Arosio può tornare utile ad incuriosire a tal punto da "andarsela a vedere", mi devo arrendere alla evidenza di cotanto ésito; mi spiego:
Provatas ha esposto i suoi negativi? o forse questi ultimi sono stati "trasportati" su fogli trasparenti "senza alcun passaggio di stampa"? ...no, ora capisco...andare a vedersela.
p.s.: finalmente una donna che impavidamente annovera "fotografia" tra i "mezzi tecnologici".
grazie e a presto.