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Fino al 5.IV.2001 | Paola De Pietri: i segni della Natura | Mantova, Galleria Massimo Carasi

di - 6 Marzo 2001

Paola dal ’94 espone con continuità in Italia (si ricordano su tutti la presenza alla Biennale del ’97 e la recente collettiva “Details” a La Giarina di Verona) e all’estero (Espace Electra a Parigi e Kunsthalle des ARTmax di Braunschweig su tutti) ed è ormai riconosciuta unanimemente come artista di rilievo del panorama nazionale.
Oggi l’artista presenta una bella serie di nuovi lavori dedicati all’indagine della natura, in particolari dei suoi aspetti fenomenici che ci paiono tanto consueti quanto sfuggenti, quasi impercettibili nelle sequenze del loro accadimento temporale ma che tuttavia ci appartengono a livello intimo e, potremmo dire, addirittura spirituale. Di fatto dettagliare, classificare, ridurre ad una sequenza logica non l’albero, ma il lieve moto ondulatorio cui una brezza estiva lo sottopone, o il suo trasfigurare nel movimento di svelarsi o celarsi ai raggi del sole; non il fitto stormo di merli (?) in volo, ma il suo disordinato rifluire, il suo armonico contrarsi ed espandersi; fare tutto ciò senza perdere l’idea complessiva di tali accadimenti, diremmo la suggestione, sfugge alla nostra capacità razionale. Fin qui la Natura.

Paola De Pietri, usando la fotografia quale strumento di espressione e di sperimentazione, ha condotto la sua ricerca verso questo obiettivo: fermare su una superficie piatta ed immobile la sequenza di questi accadimenti fenomenici, senza comprometterne il flusso d’insieme o il loro significato (nell’accezione originaria derivante dalla radice signum) temporale, ma anzi fissandone particolari inediti e prima inosservabili se non con gli occhi della mente ed in modo passivo. I nuovi lavori sono dedicati appunto agli alberi e ai boschi mossi dal vento e agli stormi di uccelli in volo che si stagliano nel cielo.
C’è una sorta di doppiezza nel procedimento di Paola (spesso accade che l’arte si manifesti sui binari dell’equivoco) che è riuscita a misurare e determinare le distanze che dal singolo attimo temporale, ridotto di fatto ad un punto a-temporale, conducono all’intera sequenza dell’accadimento naturale. Lontananza e vicinanza dunque, micro/macro, ma anche prima e dopo. Insomma, andando con Einstein, tempo e spazio procedono paralleli. Infatti Paola, secondo un suo ormai ben noto procedimento tecnico, scatta due fotogrammi al soggetto scelto: dalla sovrapposizione dei due negativi ottiene di fissare il movimento, di prolungare nello spazio della carta il segno del tempo. Qualcuno dirà (e penso ai competenti amici della rubrica di fotografia) che le ricerche sul fotodinamismo risalgono almeno all’epoca futurista e credo che Paola non si sottrarrebbe dal riconoscere, nel suo lavoro, il retaggio di questa importante fase storica, del tutto italica, della fotografia. V’è pure da considerare tutta la sperimentazione condotta sui tempi lunghi d’esposizione, in quest’ansia di governare e rappresentare il mutare del tempo, cito ad esempio non solo gli albori della fotografia (da Daguerre in poi) ma anche i più recenti lavori di Wesley.
A questo aggiungo che Augusto Pieroni, nel suo fondamentale “Fototensioni” (1999, Castelvecchi ed., £ 18.000), parlando di Paola ha scomodato perfino Georges Méliès, il padre del cinema. Insomma a prima vista niente di nuovo, nel segno di una continuità di ricerca che coinvolge l’arte da quasi due secoli. In verità qui siamo di fronte anche a qualcosa d’altro. Paola De Pietri, abbandonata la strada della sfida con il tempo e della scommessa tecnologica più estrema, ripensa alla tradizione e la rinnova in senso romantico ed intimo. La serie dei lavori di medie dimensioni dedicati agli alberi, per esempio, riesce veramente a suscitare nell’osservatore non solo l’esatta percezione del movimento, ma anche il suono del vento sulle fronde, il frusciare delle foglie. Ciò è dovuto certo alla scelta del soggetto, ma anche al procedimento seguito da Paola nello sviluppo dei negativi, i cui colori vengono virati fino a sbiadirsi ed impallidirsi. Ciò getta sull’immagine un velo di melanconia, cala la scena sul piano della memoria e tutto trasforma, riconducendoci a riscoprire, in quelle foto, null’altro che il segreto ricordo delle prime osservazioni e sperimentazioni infantili di ciascuno di noi, quando ancora il volo di un uccello o il piegarsi di un ramo di fronde poteva incantarci col suo fascino misterioso. Esperienze cui rinunciammo a trovare soluzione nella fase adulta, rassegnandoci a classificarle ed a trascurarle come manifestazioni normali e consuete del mondo quotidiano.
Ecco perché anche il volo degli uccelli non è più visto come l’insensato e consueto migrare da un posto ad un altro di uno stormo di merli, ma torna ad essere, come già fu un tempo, un’affascinante onda di minuscoli esserini vibranti che percorre il cielo in preda a chissà quale volontà. Già, chissà…perché nelle foto di Paola l’osservatore torna all’incanto del mistero della natura da cui pareva si dovesse essere allontanato per sempre.
C’è una parola chiave, si potrebbe dire, nel lavoro di Paola: “impressione”; impressione è il procedimento cui essa sottopone le sue pellicole, i soggetti che tratta sono di fatto impressi nella nostra memoria, ci appartengono e ci sono noti, e infine impressionista è l’esito pittorico ultimo dei suoi lavori. Perché qui Paola dimostra come i grandi paesaggisti francesi ottocenteschi avessero visto e capito tutto, che la natura non è come la vediamo, ma come la sentiamo e l’immaginiamo. Loro cercavano l’impressione individuale, al di là di ciò che l’occhio percepisce, cercavano l’emozione del paesaggio. Paola oggi, a distanza di oltre 130 anni, ha fotografato ciò che gli impressionisti vedevano e che, da piccoli, abbiamo visto tutti.

Nel 1874 Degas organizzava la prima esposizione degli impressionisti nello studio di Nadar…che di mestiere faceva il fotografo.
Nei prossimi mesi Paola terrà una propria personale a Villa delle Rose di Bologna per la G.A.M. di Bologna.

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Alfredo Sigolo


Mostra “Paola De Pietri”, Mantova, Galleria Massimo Carasi Arte Contemporanea, via S.Longino 1-B (Piazza A. Mantenga), dal 25/02/2001 al 05/04/2001. Orari: 10.00/13.00 e 15.30/20.00 (domenica chiuso). Tel./fax 0376/363248; e-mail: carasi-massimo@libero.it; web: www.carasi.it



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  • Hai perfettamente ragione; purtroppo questo è quello che sono riuscito a raccattare in galleria. Ho scritto perché mi mandino almeno un altro paio di foto. Aspetto e spero.

  • A Max. Ecco le foto, come promesso. Ringraziamo la sollecitudine della Galleria Carasi.

  • Perfect! Mi congratulo per il tempismo con il quale avete risolto il fastidioso problema di mostrare una sola foto. grazie.

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