Recensione di Davide Oliveieri
La mostra genovese è composta da circa due dozzine dâopere che rappresentano la produzione degli anni â92-â98 dellâartista. Le opere riguardano la fotografia, con un ammiccamento alla pittura. La tecnica consiste nello stendere cera e bitume liquido con un pennello, sopra la stampa fotografica, con una tecnica simile a quella utilizzata per i mobili antichi.
Le immagini ritraggono persone della terra dâorigine dellâartista e simboleggiano, in qualche modo, gli ultimi discendenti Maya. Sono figure statiche e astratte da ogni contesto, ma che colpiscono per gli occhi, quasi finestre sulla loro essenza umana, che sono tra le poche parti originali, non toccate dal procedimento precedentemente accennato. (Nellâ immagine del âNino Solâ- 1995â si possono notare gli occhi e i fiori).
Altre opere esposte sono dei pannelli con diverse immagini accostate, stoffe dipinte o anche stralci di poesie, che sottolineano lâestrema poliedricitĂ dellâartista.
Nelle opere successive dellâautore (non presenti in questa mostra) vi è la sperimentazione di nuove forme espressive quali: tecniche dâassemblaggio, lightboxes e installazioni multimediali.
Le sue opere sono attualmente esposte a Parigi, Charleroi, Chicago, Los Angeles e Houston.
Recensione di Angelisa Leonesio
Palazzo Ducale ospita fino al 4 novembre 2000 una raccolta di quindici grandi ritratti, opere dellâartista Guatemaltelco Luis Gonzales Palma.
Ne âLo Sguardo Dei Mayaâ, questo il titolo della mostra, attraverso lâobiettivo e la tecnica personalissima dellâautore, riscopriamo tutta la forza e la dignitĂ di un antico e leggendario popolo.
Bambini, donne e uomini, dai caratteri somatici spiccatamente indios, sono i soggetti predominanti e peculiari di questa raccolta, veri e proprio testimoni di un passato glorioso e tragico.
Nelle immagini sono pregnanti i contrasti tra sacro e profano, innocenza e corruzione, bene e male , con chiari rimandi allâiconografia cristiano barocca ed alla âsanteriaâ sud-americana.
Le fotografie, una volta sviluppate, vengono modificate manualmente dallâartista.
Attraverso lâuso di cera e bitume liquido ne rende la luce patinata e densa, quasi lignea, creando immagini nitide dalle tinte fosche. Solo gli occhi dei protagonisti mantengono il bianco originale, uno sguardo intenso e magico, trasfigurato e trascendente.
Brandelli di tessuti damascati, ritagli di lucente carta stagnola, si
alternano e si intersecano nella trama dei ritratti, fino ad arrivare a comporre veri e propri âpuzzleâ, cuciti a mano dallâartista con del filo rosso, simbolo nel simbolo, quasi a materializzare il sottile âfil rougeâ che le unisce sul piano concettuale.
Immagini che parlano attraverso gli sguardi, sussurano frasi di dolore struggente, come scritto in alcune strofe in lingua spagnola, riportate sotto lo sguardo di un bimbo vecchio come il mondo.
Temi esistenziali che coinvolgono lo spettatore quasi incantato dallâatmosfera surreale e carica di suggestione.
Una ricerca introspettiva nellâanima, non solo quella di un popolo ma di tutte le anime universalmente legate fra loro e comunicanti
Icone cariche di simbolismo chiuse, quindi in un âsilenzioâ solo apparente, poichĂŠ è talmente alta la comunicazione trasmessa da pervadere e saturare
tutto lo spazio circostante.
Un linguaggio che Luis Gonzales Palma ha compreso bene e sa tradurre con estrema raffinatezza e decisione. Nato in guatelmala nel 1957, architetto, studia storia dellâarte in europa , si dedica in principio alla pittura
astratta per poi avvicinarsi alla tecnica della fotografia modificata.
Affermato artista in tutto il mondo ha esposto le sue opere in numerose mostre personali e collettive. Sue opere figurano al museo della fotografia di Charleroi, alla MEP e FNAC di Parigi, allâArt Institut di Chicago,Los
AngelesCounty Museum e MFA di Huston.
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